Secondo i dati raccolti da Libera, in Calabria sono ben 149 le diverse realtà impegnate nella gestione di beni confiscati, distribuite in 43 comuni della regione. Queste realtà, che includono associazioni, cooperative sociali e altri soggetti del terzo settore, sono protagoniste di un’importante trasformazione: da beni in mano alle mafie a beni comuni e condivisi, destinati a generare servizi per la comunità e a promuovere lo sviluppo territoriale.
Il 67% dei soggetti gestori dei beni confiscati in Calabria sono associazioni, mentre il restante 33% è rappresentato da cooperative sociali, consorzi di cooperative e altri soggetti del terzo settore. Queste realtà si occupano principalmente di offrire servizi di welfare alla comunità, ma anche di promuovere la cultura, il turismo sostenibile e l’agricoltura ambientale.
Le cifre parlano chiaro: ci sono 149 soggetti diversi impegnati nella gestione dei beni confiscati in Calabria, distribuiti in 43 comuni. Tra di essi, il 67% sono associazioni, il 15% sono cooperative sociali e consorzi di cooperative. Di questi, 87 soggetti gestori svolgono attività direttamente legate a servizi di welfare per la comunità, mentre 50 si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile e della cultura.
Tuttavia, non mancano le sfide: nonostante i progressi compiuti in quasi tre decenni di applicazione della legge, Libera sottolinea la necessità di difendere e potenziare le misure di prevenzione contro le infiltrazioni mafiose, nonché di garantire una gestione chiara e trasparente delle risorse destinate al riutilizzo sociale dei beni confiscati.
In conclusione, il dossier di Libera dimostra come i beni confiscati alle mafie possano diventare strumenti di rinascita per le comunità locali, contribuendo a contrastare il potere criminale e a promuovere un’economia positiva e solidale.
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