Si chiude con una sentenza di assoluzione piena “per non aver commesso il fatto” il processo a carico di Mario Esposito, il 72enne di Isola Capo Rizzuto accusato di aver partecipato al brutale omicidio di Giovanni Vatalaro, avvenuto nel rione Fondo Gesù di Crotone il 23 febbraio 1991. La Corte d’Assise di Catanzaro ha ribaltato le richieste della Procura Distrettuale Antimafia, che per l’imputato aveva invocato la massima pena dell’ergastolo.
La vicenda affonda le radici in una delle stagioni più sanguinose della criminalità organizzata crotonese. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Esposito – indicato come “azionista” della cosca Vrenna-Ciampà-Corigliano-Bonaventura – avrebbe freddato Vatalaro per vendicare l’uccisione del nipote diciannovenne, Vittorio Cazzato. Il delitto fu eseguito con una messinscena cinematografica: i sicari simularono un controllo di polizia utilizzando una paletta contraffatta per fermare l’auto della vittima, che viaggiava insieme alla moglie. Una volta fatto scendere con l’inganno, Vatalaro fu investito da una pioggia di piombo e finito con un colpo di grazia.
A far crollare l’impianto accusatorio, costruito sulle dichiarazioni di storici collaboratori di giustizia come Giuseppe Vrenna, Luigi Bonaventura e Vittorio Foschini, è stata la linea difensiva sostenuta dagli avvocati Tiziano Saporito e Nico D’Ascola.
I legali hanno presentato alla Corte prove documentali e testimonianze dirette che hanno collocato Mario Esposito, proprio nelle ore dell’agguato, a una veglia funebre familiare. Un alibi di ferro, supportato da certificazioni anagrafiche, che rendeva materialmente impossibile la sua presenza sul luogo del delitto.
Oltre all’alibi, la difesa ha evidenziato profonde contraddizioni nelle parole dei pentiti riguardo ai mandanti e alla dinamica dell’esecuzione, quest’ultima smentita anche dai rilievi autoptici dell’epoca. È emerso inoltre che in fase d’indagine sarebbero state ignorate fonti dichiarative che indicavano esecutori e mandanti completamente diversi, versioni che trovavano riscontro persino nelle prime testimonianze rese dalla vedova della vittima.
Per conoscere nel dettaglio le motivazioni che hanno spinto i giudici a scagionare Esposito, arrestato per questa vicenda solo nell’ottobre 2023 dopo oltre tre decenni di indagini, bisognerà attendere il deposito della sentenza previsto tra 90 giorni.
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