Cronaca

VIDEO | Strongoli (KR): a sei anni dalla scomparsa di Gabriele De Tursi la famiglia chiede verità e giustizia

“La scomparsa di Gabriele De Tursi non deve finire con una lettera, trovata in chiesa che dice rassegnatevi”. Così Don Pasquale Aceto, nel corso del suo intervento, al termine della santa messa, celebrata con Don Massimo Sorrentino, nella chiesa di Santa Teresa D’Avila a Strongoli Marina, in occasione dei sei anni della scomparsa del giovane.
A stringersi intorno ad Anna e Michele (genitori di Gabriele) i referenti di Libera, Giovanni e Francesca, genitori di Dodò Gabriele, il testimone di giustizia Rocco Mangiardi, parenti e amici
“Una famiglia, quella di Gabriele De Tursi- ha detto Don Pasquale Aceto – che ha bisogno di essere ascoltata, accompagnata. È una famiglia che ha bisogno di una spalla, perché questa storia li sta logorando, li sta svuotando. Occorre mantenere vivo il bisogno di chiedere verità e giustizia, ha concluso Don Pasquale Aceto . Della necessità che si evangelizzino le coscienze ha parlato Don Massimo Sorrentino. Abbiamo il dovere di denunciare, – a sostenuto il sacerdote – di coalizzarci, di fronte al sopruso, all’ingiustizia e alla violenza, abbiamo bisogno di essere coraggiosi”.
Al termine della messa la mamma di Gabriele ha voluto deporre un mazzo di fiori nel luogo in cui il 26 aprile del 2014 è stata rinvenuta l’Honda Hornet 600 di suo figlio.
Qui, con la voce rotta dall’emozione ha ringraziato quanti continuano a starle vicino, a sostenerla nella richiesta di verità e giustizia.
“Chi sa e non parla – ha sostenuto Giovanni Gabriele è colpevole quanto chi ha commesso il crimine”. Per Antonio Tata, coordinatore provinciale di Libera “non è possibile che a sei anni dalla scomparsa di Gabriele non si sappia nulla. Occorre impegnarsi perché c’è bisogno di verità e giustizia”.