Una partecipazione corale, composta e toccante ha segnato la Messa in suffragio di Denise Cosco tenutasi il 21 settembre nella Chiesa dell’Immacolata di Crotone. La comunità cittadina, unita attorno alla memoria della figlia di Lea Garofalo, si è stretta in un abbraccio di fede e memoria in una navata gremita da presbiteri, studenti e comuni cittadini.
Per l’occasione sono giunte a Crotone le massime rappresentanze delle istituzioni locali e nazionali: il Sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, la Presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo e la Senatrice Enza Rando, storico legale di Lea Garofalo e di Denise. Tra i banchi anche il Procuratore Salvatore Curcio, il PM Domenico Guarascio, il Prefetto Franca Ferraro, il Questore Renato Panvino, il Comandante provinciale dei Carabinieri Raffaele Dini e il Maggiore Davide Campobasso per la Guardia di Finanza di Crotone. Hanno testimoniato la vicinanza dei territori il Sindaco di Crotone Vincenzo Voce, i primi cittadini di Petilia Policastro e Rocca di Neto, il Presidente della Provincia Antonio Ammirati e una numerosa delegazione di studenti dell’Istituto “Pertini”.
Nel corso dell’omelia, Mons. Alberto Torriani si è soffermato sul valore della verità, prendendo le mosse dal brano evangelico della lampada da non nascondere sotto il letto: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso… la pone invece su un candelabro». Un passaggio che il presule ha legato direttamente alla vita di Denise: «Avrebbe potuto mettere la lampada sotto il letto. Ha scelto il candelabro», decidendo di illuminare ciò che costruisce il bene anziché nascondere il male e le responsabilità.
L’Arcivescovo ha evidenziato come il Vangelo chieda un impegno che va oltre il formalismo della legalità: «Responsabilità nasce dal verbo respondere: rispondere a ciò che interpella la coscienza. Non basta applaudire chi mette la lampada sul candelabro, non basta commemorare chi ha avuto coraggio. Bisogna rispondere». Mons. Torriani ha infine rivolto un accorato pensiero alla fatica di chi soffre in silenzio, richiamando tutti all’ascolto e all’empatia: «A volte non servono grandi discorsi. Serve accorgersi, serve ascoltare, serve esserci».
Particolarmente incisivo è stato poi l’intervento di Don Luigi Ciotti a margine della celebrazione. Il fondatore di Libera ha ricordato il travaglio interiore della giovane: «Dietro il simbolo e l’icona di un’eroina civile si nascondeva l’anima fragile di una ragazza costretta a caricarsi una croce pesantissima». pur riconoscendo che «lo Stato è intervenuto con competenza e con umanità», Don Ciotti ha aperto una riflessione senza sconti sulle tutele e sull’isolamento: «C’è stata la presenza dello Stato, eppure a un certo punto Denise si dev’essere sentita incredibilmente sola. Quando la protezione è sentita come una gabbia, soffoca».
Riferendosi alla «violenza mafiosa differita» che recide radici e affetti, il sacerdote ha lanciato una precisa richiesta di cambiamento: «Non possiamo chiedere ai testimoni di giustizia di sacrificare la propria vita per il bene comune e poi lasciarli soli a fare i conti con i propri fantasmi. Se la morte di Denise non smuove le nostre certezze e non segna l’inizio di una revisione profonda delle tutele, allora abbiamo perso tutti». Il suo saluto finale è stato un affidamento colmo di tenerezza: «Fai buon viaggio Denise, ora sei di nuovo tra le braccia della tua cara mamma Lea».
Ascolta l’intervento integrale di Don Luigi Ciotti👇
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