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TORNA LA PROTESTA DEI TOGATI

Torna la protesta dei magistrati contro la riforma della responsabilità civile. A quattro mesi dall’approvazione della legge che ha modificato la Vassalli, eliminando il filtro sull’ammissibilità dei ricorsi e ampliando i casi di colpa grave dei giudici, le “toghe” a partire da domani e sino a mercoledì prossimo faranno sentire di nuovo la loro voce di dissenso. Non solo contro la riforma ma anche contro le condizioni difficili in cui sono costrette ad amministrare la giustizia, determinate innanzitutto dalle gravi carenze di organico del personale amministrativo e giudiziario, oltre che di mezzi e risorse. E l’occasione servirà anche a richiamare l’attenzione sui problemi di sicurezza dei palazzi di giustizia, resi tragicamente evidenti dai gravi fatti di Milano e Lodi. I giudici non incroceranno però le braccia: l’ultima proposta di sciopero avanzata da Magistratura Indipendente- il gruppo delle toghe più moderate e che ha un solido riferimento nel sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri- è stata bocciata ad aprile dall’assemblea degli iscritti all’Associazione nazionale magistrati. La protesta consisterà soprattutto nella sospensione dimostrativa delle attività di supplenza: compiti propri del personale amministrativo (che manca), di cui chi pronuncia le sentenze ma anche i pm sono costretti a farsi carico per fare andare avanti la macchina della giustizia. Per esempio il giudice dovrà interrompere l’udienza civile se non ha l’assistenza del cancelliere, cui tocca redigere il processo verbale. E fermare il processo penale in cui devono essere ascoltati testimoni, se manca l’ufficiale giudiziario che deve convocarli e vigilare che non abbiano contatti tra di loro prima della deposizione. Sarà comunque una protesta simbolica, non uno sciopero bianco. E avrà quindi conseguenze limitate sulle udienze, che potrebbero subire dei brevi stop, anche per lo svolgimento in una delle tre giornate di assemblee aperte alla partecipazione di magistrati, avvocati e personale amministrativo,che sono state organizzate in alcuni uffici giudiziari. Se questa è l’ossatura della mobilitazione, le iniziative saranno comunque diverse da città a città. La giunta esecutiva centrale dell’Anm, guidata da Rodolfo Sabelli, ha preparato un documento che sintetizza le ragioni dei magistrati: in alcuni tribunali si sospenderanno brevemente le udienze per darvi lettura, in altri si è scelto invece di affiggerlo su porte e pareti dei Palazzi di giustizia. A Roma si è scelta la strada del contatto diretto con l’opinione pubblica, con la convocazione di una conferenza stampa. A Trapani, invece, per dare visibilità concreta alle carenze del personale amministrativo e giudiziario, alcuni contatori evidenzieranno anche agli utenti del servizio giustizia da quanto tempo non si procede a una nuova assunzione. (ANSA).