Oltre le sbarre, oltre la condizione giuridica, ci sono persone, storie, fragilità ed errori, ma anche sogni e speranze che accomunano ogni essere umano. È da questa profonda consapevolezza che nasce “Quando avevo la tua età”, il toccante progetto ideato dalla dottoressa Luciana Ventura, promosso e coordinato dall’ULEPE di Crotone in stretta sinergia con la Casa Circondariale cittadina.
Nella giornata del 3 ottobre 2026, i cancelli dell’istituto penitenziario si sono aperti per accogliere una delegazione speciale: i ragazzi del gruppo Scout di Isola di Capo Rizzuto 1 e il Gruppo Giovani della Parrocchia SS Salvatore – SS Trinità di Belvedere di Spinello. Un’occasione di confronto autentico, privo di giudizio, dove il passato di chi ha commesso errori si è intrecciato con il presente e le aspettative di chi sta muovendo i primi passi verso la vita adulta.
Il titolo dell’iniziativa racchiude l’essenza stessa dell’incontro: uno specchio intergenerazionale in cui guardarsi e raccontarsi. Per i giovani visitatori, entrare all’interno della struttura di pena ha significato superare l’immagine astratta o temuta che spesso si ha del carcere, scoprendo l’umanità di chi vi è ristretto. Attraverso l’ascolto diretto, i ragazzi hanno toccato con mano come la realtà penitenziaria non sia un mondo a sé stante o separato dalla società, ma un luogo fatto di percorsi di vita che chiedono di essere compresi.
Dall’altra parte, per le persone detenute, la presenza dei giovani ha rappresentato un soffio di speranza e un legame vivo con il territorio, ricordando che il percorso rieducativo ha valore solo se la comunità esterna è pronta ad accogliere e a offrire una seconda possibilità.
Uno degli obiettivi centrali del progetto coordinato dall’ULEPE è proprio quello di promuovere il volontariato penitenziario, abbattendo luoghi comuni e diffidenze. Aprire le porte al dialogo significa infatti costruire un ponte solido tra la realtà carceraria e la società civile.
Il contributo di associazioni, parrocchie e gruppi giovanili diventa così uno strumento imprescindibile per favorire un reale reinserimento sociale. L’incontro tra i ragazzi e i detenuti dimostra che, al di là di ogni vicenda giudiziaria, esiste prima di tutto la Persona: ed è proprio partendo dal dialogo e dall’empatia reciproca che si pongono le basi per costruire un futuro diverso e inclusivo per tutti.
Seguici anche sul nostro canale
Telegram





