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Presentata la Carta dei diritti dei testimoni di giustizia

Il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico ha presentato la Carta dei diritti e dei doveri per la protezione a favore dei testimoni e dei collaboratori di giustizia frutto del Rapporto dei gruppo di lavoro istituito al Viminale circa un anno fa. “Spero che finalmente si faccia qualcosa per i testimoni di giustizia, non solo chiacchiere e passerelle, spero che ci venga riconosciuto che siamo persone che hanno creduto nelle istituzioni e che ai testimoni di giustizia vengano riconosciuti i danni che hanno subito, passando ai fatti”, commenta Ignazio Cutrò, siciliano, presidente dell’Associazione testimoni di giustizia, che lamenta di continuare a ricevere cartelle esattoriali, per quasi 40 mila euro solo ultimi tre mesi, nonostante, a causa delle denunce che ha fatto, la sua impresa sia fallita. “Finalmente arriva la Carta dei diritti, ma serve la legge”, osserva il deputato Pd Davide Mattiello, che in Commissione Antimafia coordina il gruppo di lavoro sui testimoni di giustizia, i collaboratori e le vittime di mafia. “Il fatto che il viceministro Bubbico abbia presentato la Carta dei diritti e dei doveri è già di per sè una buona notizia: ma il prossimo passo deve essere la nuova legge, perché non tutto può essere raddrizzato attraverso la prassi applicativa. A cominciare dal punto di partenza: ancora oggi infatti gli articoli che si occupano dei testimoni di giustizia sono soltanto una costola della normativa del ’92 dedicata ai collaboratori. La proposta di legge sulla quale ha lavorato la Commissione Antimafia, attraverso il V Comitato che ho coordinato, punta ad una normativa dedicata ai testimoni, è il primo passo per sottolineare il valore della scelta di chi avendo subito o avendo visto commettere un crimine, decide di fare nomi e cognomi”. “Nel nostro Paese esiste ancora un grave problema culturale: chi non si fa i fatti propri è troppo spesso considerato un infame, anche fuori dagli ambienti mafiosi. Nella proposta di legge c’è poi un articolo al quale tengo molto: il 21 che prevede il cambio di generalità allargato”, conclude Mattiello. In Italia la popolazione sotto protezione ammonta a poco più di 6 mila persone: i testimoni di giustizia, ovvero coloro che denunciano crimini e racket sono un’ottantina a cui si devono aggiungere circa 300 loro familiari. Poi ci sono circa 1200 collaboratori con oltre 4 mila familiari. Domani alla presentazione della Carta dei diritti è prevista la presenza dei ministri Orlando e Alfano, del presidente dell’Antimafia Bindi e del procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti.