Attualità

Pasqua 2020, il messaggio dell’Arcivescovo di Crotone Monsignor Panzetta:”Accogliere il Risorto in famiglia col cuore aperto al mondo”

Carissimi fratelli e sorelle,

in questa Pasqua, per molti aspetti drammatica e inedita, intendo farmi vicino a tutti voi come un fratello, che condivide le ansie del nostro tempo, ma anche come un padre che intravede un orizzonte di superamento e una luce di speranza in fondo a quel tunnel che con fatica tutti stiamo attraversando.

  1. Una pagina come lampada

Ho scrutato lungamente le Scritture alla ricerca di una guida, per leggere il momento che tutto il mondo sta vivendo per l’emergenza sanitaria in corso, e l’ho trovata in una pagina evangelica che ha attirato con forza la mia attenzione:

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.  Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20, 19-23).

Leggendo e rileggendo con attenzione, ho capito che avrei potuto assumere questo brano evangelico come chiave per leggere e interpretare ciò che sta accadendo nel nostro mondo e anche come punto di riferimento per il mio messaggio pasquale. Il testo descrive la situazione della comunità dei discepoli di Gesù prima di aver incontrato il Risorto e prima di aver ricevuto il dono dello Spirito: dopo la morte drammatica di colui che aveva riconosciuto come il Messia, la comunità si è rintanata in un bunker, a porte chiuse, in un luogo dove sentirsi protetti dalla paura della morte che si è fatta presente in modo forte nella vicenda terribile di Gesù.

Questa situazione di chiusura, per la paura della morte ma anche per l’oblio della speranza, ha trasformato il cenacolo in una tomba, ha ingenerato una situazione che è paradossale: il sepolcro di Gesù è aperto e vuoto, mentre il luogo dove si trovano i discepoli è sprangato e pieno di morte. I discepoli si trovano in questa situazione perché non hanno accolto l’annuncio pasquale che la Maddalena ha portato loro. Essi, dopo la morte di Gesù, si sono rinchiusi in una sorta di “fossa comune”, perché davanti al Crocifisso anch’essi sono morti e sepolti in preda alla sfiducia e alla disperazione. Questo esito è comprensibile perché l’uomo, quando perde la luce della speranza, muore. Il motivo fondamentale che ha spinto la comunità ad isolarsi è quello della paura: spesso, in preda a questo sentimento, le persone rischiano di chiudersi, accartocciandosi nella ricerca esclusiva della propria sopravvivenza.

  1. Per leggere il presente

Pur restando lontani da indebite trasposizioni storiche, penso si possa dire che la situazione che stiamo vivendo, per molti aspetti, somigli non poco a quella raccontata nel brano evangelico. Anche noi ci siamo rinchiusi nei bunker domestici, con le porte ben chiuse, certamente per rispettare le legittime norme emanate dall’autorità, ma anche per la paura di essere travolti dall’onda di morte che sembra passare intorno alle case di tutto il mondo. Certo, ci sono tanti messaggeri di speranza che ci spingono ad andare avanti, come la Maddalena, ma non è facile ascoltarli e accogliere il loro messaggio di fiducia e di speranza. Tutti ci sentiamo vulnerabili, tutti ci siamo aggrappati agli affetti più cari, aiutati dai nuovi strumenti di comunicazione, che oggi ci fanno viaggiare, rimanendo sul nostro divano, in tutte le strade deserte del mondo.

Quello che nel testo giovanneo cambia del tutto la situazione della comunità è l’irruzione del Risorto. Non vi sono porte chiuse che possano tener lontano il Signore della vita: la luce entra nelle tenebre dei discepoli; essi non sono salvati “dalla” morte ma “nella” morte. Gesù, passando attraverso le porte della paura, entra e si colloca nel cuore della comunità: egli sta in piedi perché ha vinto la morte; è nel mezzo e, da quella posizione strategica, si pone come la luce che dissolve le tenebre dei discepoli. Dove regnava la morte ora c’è il Vivente che dona alla comunità la pace, la gioia, lo Spirito e la capacità di perdonare.

L’incontro con Gesù vivo porta aria nuova nella comunità cristiana e nel cuore dei discepoli; la venuta del Signore cambia la tristezza dei discepoli in gioia. Una tale sentimento nessuno può rapirlo perché esso è fondato su un amore che ha vinto la morte e che arde come un fuoco che le grandi acque non possono estinguere.

  1. Come irruzione del Risorto

Io sono convinto che, quanto è accaduto nella comunità dei discepoli, possa compiersi anche per noi oggi. Anche per noi questa Pasqua “a porte chiuse” può diventare un momento di risurrezione, perché l’irruzione del Vivente può darci un nuovo sguardo alla realtà, nella consapevolezza che Egli è sempre al nostro fianco e non ci deluderà mai. Questo è il fondamento della speranza, che non è semplice ottimismo ma un dono che nasce dalla relazione con il Signore, dalla consapevolezza che Lui, il Vivente, accompagna il nostro cammino nel presente e verso la direzione del futuro.

Nella luce e nella certezza della fede, invito tutti a rimanere a casa ma con le porte del cuore spalancate al Risorto, ai fratelli e al mondo. Apriamo al Signore i nostri sepolcri sigillati perché Gesù entri portando la vita, prendendoci per mano, per trarci fuori dall’angoscia. Il Vivente ci libera dalla terribile trappola dell’essere cristiani senza speranza, dall’essere persone che vivono come se il Signore non fosse risorto, come se non avesse fatto irruzione nella nostra esistenza, come se il centro della vita fossero solo i nostri problemi.

Carissimi, nella certezza della perenne attualità del Vangelo della Pasqua, invito tutte le famiglie a vivere pienamente, in quest’anno del tutto singolare, la dimensione domestica del mistero pasquale. Nella storia della Chiesa, soprattutto nei tempi di persecuzione, la fede in Gesù Risorto è stata custodita nelle case dei credenti, ossia nelle chiese domestiche. La crisi sanitaria, che ci costringe a rimanere a casa, ci porti a riscoprire la nostra fede pasquale nelle nostre case: in esse il Signore vuole entrare per riportare la gioia e la speranza per affrontare le sfide inedite che abbiamo di fronte.

  1. Accolto nelle case

Purtroppo, le nostre chiese, durante le celebrazioni, resteranno chiuse. Per questo le nostre famiglie dovranno diventare un luogo privilegiato nel quale celebrare, in virtù del sacerdozio battesimale e del ministero coniugale, la memoria della Pasqua di Gesù. Nel santuario domestico, nel quale si officia il culto della vita, si santificherà il tempo pasquale vivendolo nel servizio dell’amore e nella viva presenzialità del Risorto.

Per agevolare questa liturgia domestica, ogni famiglia dovrebbe realizzare dei segni che richiamino la fede pasquale (un cero, un crocifisso, la Scrittura intronizzata…) e soprattutto una celebrazione pasquale della Parola che si conclude con una festa, un pranzo condiviso, un momento di gioia insieme. Un segno importante che nelle case non dovrebbe mancare, come parte integrante della liturgia pasquale, è un gesto di carità per i poveri e per chi è solo o per chi è col cuore a pezzi per aver perso legami importanti: anche una parola di vicinanza in questo momento ha un grande valore.

Perché la liturgia pasquale domestica sia vera, dovrà necessariamente essere vissuta conservando un senso di appartenenza alla Chiesa. Un gesto di “sintonia” ecclesiale si può realizzare ascoltando la predicazione del Papa, che ci fa sentire parte di una Chiesa universale; oppure ascoltando la parola del Vescovo, che ci inserisce nella Chiesa particolare di cui siamo parte; o, ancora, ascoltando la riflessione del Parroco, che ci ricorda il legame più prossimo con una concreta comunità di credenti.

In questa situazione i presbiteri, che hanno dovuto ridurre al minimo molte loro attività pastorali, sono chiamati a sperimentare quasi una sorta di “ministero dell’assenza”, pur senza sentirsi soli o addirittura inutili, per il fatto che la liturgia della Settimana Santa sarà da loro vissuta nella solitudine delle chiese vuote. Per essi, tale situazione relazionale, non diventerà isolamento nella misura in cui questo tempo sarà vissuto in una grande comunione spirituale col Signore e con la gente. Nella vicenda che stiamo vivendo, sarà prezioso ricordare un dato, a tutti noto, che si acquisisce già nella prima formazione teologica: ogni azione liturgica, e massimamente l’eucaristia, ha sempre una valenza ecclesiale. Per questo un sacerdote, anche quando celebra nella totale solitudine, è sempre unito a tutto il popolo di Dio: è davanti a Dio per la gente; egli è sempre ministro della Chiesa, opera con la Chiesa e nella Chiesa. Quindi anche di fronte alle navate vuote delle nostre chiese, nella celebrazione, i ministri di Dio saranno sempre in comunione con le chiese domestiche che strutturano le comunità e lo faranno nella convinzione che il loro sacerdozio ministeriale esiste come servizio per quello battesimale dei fedeli. Sono convinto che il nostro presbiterio sia pronto a vivere pienamente questa Pasqua che mi piace definire non “anomala” ma “nuova”, perché con le sue caratteristiche inedite può diventare un’occasione di crescita per un rinnovato servizio ministeriale.

  1.  Lievito di novità

Per preparare le nostre case, alla liturgia pasquale e ancor più alla visita del Vivente, invito le famiglie della nostra diocesi a fare le “pulizie” pasquali, quelle che si rendono necessarie per accogliere debitamente un ospite così illustre: occorre, come dice la Scrittura, gettare via il lievito vecchio che impedisce alla novità della risurrezione di cambiare in profondità il vissuto delle nostre comunità domestiche. A tal fine, è necessario individuare e far sparire i fermenti di peccato che feriscono le nostre famiglie: bisogna cercare con cura ed eliminare i germi di violenza, di accidia, di superbia, di avarizia. Infine, fatta quest’operazione, è indispensabile anche aprirsi a Cristo e diventare una “pasta” nuova, un pane che è lievitato nella luce pasquale del Signore.

Io sono certo, nella speranza, che la Pasqua porterà una reale novità salvifica al nostro mondo, alla nostra chiesa, a tutti noi; sono convinto che questo momento di crisi che stiamo attraversando potrà diventare un evento di umanizzazione, di grazia e di salvezza. Per questo, nonostante tutte le prove che siamo vivendo, sento di poter dire con gioia a tutti:

Buona Pasqua!

 +Angelo Raffaele Arcivescovo