Cronaca

Operazione “White collar”, turbativa d’asta e corruzione nelle vendite giudiziarie: 16 misure cautelari

Alle prime luci dell’alba, i Finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di applicazione di misure cautelari – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Castrovillari, dott.ssa Carmen Maria Raffaella CIARCIA, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Luca PRIMICERIO, sotto il coordinamento del Procuratore facente funzioni, dott. Simona MANERA – a carico di 16 persone (di cui 9 in carcere e 7 agli arresti domiciliari), indagate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alle “turbative d’asta”, corruzione in atti giudiziari, rivelazione ed
utilizzazione di segreti d’ufficio.
I particolari dell’indagine sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa nella sede del Comando Provinciale Guardia di Finanza Cosenza.
Dalle indagini svolte dalla guardia di Finanza è emerso che era stata messa su una vera e propria “centrale di vendita” in grado di acquisire, illecitamente, informazioni riservate attraverso le quali, con le buone o con le cattive, pilotare l’esito di 48 aste giudiziarie lucrando il 3-4% sul valore del bene da alienare. L’attività illecita faceva capo ad un dipendente dell’Ufficio del Giudice di Pace di Corigliano – Rossano, indagato anche per i reati di truffa e false attestazioni o certificazioni, per essersi allontanato da posto di lavoro senza permesso e senza timbrare il cartellino. All’impiegato facevano riferimento i professionisti, avvocati e commercialisti che, in spregio alla funzione di “pubblici ufficiali”, avrebbero collusivamente gestito le aste giudiziarie in favore dei “clienti” individuati di volta in volta, lucrando 400 euro per ogni “pratica” istruita. Dalle indagini è emerso che una delle modalità adottate per utilizzare notizie coperte dal segreto d’ufficio consisteva nell’ottenere, tramite curatori fallimentari compiacenti o professionisti delegati, la possibilità di venire a conoscenza delle offerte che sarebbero state presentate e dei nominativi degli offerenti, in modo da poterli poi avvicinare per raggiungere un accordo o per dissuaderli dal partecipare all’asta. A convincere i più riottosi c’era un cinquantacinquenne con precedenti, già coinvolto in un’operazione della Dda di Catanzaro, con il compito di avvicinare i soggetti interessati alle aste ottenendo la loro rinuncia alla partecipazione. A procacciare i clienti era uno dei legali finiti in carcere, mentre ad un dottore agronomo spettava il ruolo di individuare i terreni oggetto delle procedure esecutive. “A questo gli serve una villetta e un altro vuole un capannone” dicevano i componenti del sodalizio come emerge da un’intercettazione agli atti. “L’attività – ha spiegato il colonnello Danilo Nastasi, comandante provinciale della Guardia di finanza di Cosenza – ha riguardato i cosiddetti colletti bianchi, professionisti operanti nel settore delle vendite giudiziarie. L’organizzazione si era dotata di una vera e propria struttura gerarchica”.