Cronaca

Operazione “Testa del Serpente”: Duro colpo alla ‘ndrangheta di Cosenza, decapitate le cosche

Nella prima mattinata di oggi, la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza stanno dando esecuzione a un articolato provvedimento di fermo di indiziato di delitto della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti dei 18 soggetti appartenenti ai due principali clan di ‘ndrangheta operanti a Cosenza e ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di omicidio, estorsione (tentata e consumata, vari episodi), porto e detenzione abusivi di arma (diversi episodi), ricettazione, spaccio di sostanze stupefacenti, usura (diversi episodi), lesioni, tutti aggravati dalle modalità mafiose.
“Oggi sfatiamo un luogo comune che vuole che a Cosenza non ci sia la ‘ndrangheta” ha detto Gratteri nel corso della conferenza stampa.
“Sono state azzerate – ha aggiunto Gratteri – le fughe di notizie. Questa settimana 300 persone, usurati, estorti, hanno chiesto di parlare con me”. “Le estorsioni erano diffuse a macchia d’olio su tutta Cosenza – ha detto l’aggiunto Vincenzo Capomolla – Un modus operandi per mantenere il controllo del territorio e per infiltrarsi nelle attività economiche della città, oltre che per alimentare la bacinella comune”. “In Calabria – ha detto il comandante regionale della Guardia di Finanza, gen. Fabio Contini – stiamo investendo molto per estirpare la malapianta”. “C’è piena consapevolezza – ha aggiunto il gen. Alessandro Barbera, dirigente dello Scico – che in Calabria le cose devono cambiare”. La Squadra Mobile di Cosenza ha ricostruito il coinvolgimento di Luigi e Marco Abbruzzese, implicati anche nell’occultamento del cadavere di Luca Bruni, come ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile Fabio Catalano. Le estorsioni, hanno messo in evidenza il comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, col. Piero Sutera, e il comandante del Nucleo Operativo, ten. col. Raffaele Giovinazzo, stavano schiacciando il capoluogo bruzio non solo con pressanti richieste di denaro – anche 500 euro al mese – ma attraverso la violenza fatta di aggressioni, intimidazioni con bottiglie piene di benzina, proiettili davanti alle saracinesche dei negozi e telefonate minatorie che partivano dalle cabine telefoniche”. Il procuratore, nel corso dell’incontro con i giornalisti, ha messo in evidenza che nessuno è sfuggito al fermo sottolineando il lavoro compatto e fedele condotto di Carabinieri, Polizia e Guardia di finanza.