Hanno preferito percorrere la strada del silenzio davanti al giudice per le indagini preliminari. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Daniela Rossato e Nicola Giglio, rispettivamente ex consorte e figlio di Salvatore Giglio, il sessantanovenne di Steccato di Cutro inghiottito nel nulla nel settembre di due anni fa e per la cui morte i due sono stati destinatari di una misura di custodia cautelare in carcere con le pesanti accuse di omicidio volontario e soppressione di cadavere.
I confronti con la gip Elisa Marchetto si sono svolti in sedi separate: la donna è stata interrotta nel penitenziario di Castrovillari, mentre il giovane si trova ristretto nella struttura detentiva di Crotone. All’esito dell’esame di garanzia, il magistrato ha confermato il carcere per il ragazzo rigettando la richiesta di attenuazione della misura presentata dalla difesa, mentre si è riservato di decidere per quanto riguarda la posizione della madre.
A guidare l’inchiesta dei Carabinieri del Comando provinciale di Crotone sono una serie di elementi confluiti nell’ordinanza di custodia. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il delitto sarebbe maturato a margine di forti attriti familiari e patrimoniali, innescati dalla decisione del pensionato di dismettere gradualmente il proprio patrimonio immobiliare senza condividere le risorse con la cerchia dei parenti stretti.
Ad aggravare il quadro indiziario ci sarebbero le registrazioni dei sistemi di videosorveglianza della zona, che ritraggono l’ingresso della vittima nella propria abitazione il 21 settembre 2024, subito seguito dai due congiunti. Da quel momento dell’uomo si è persa ogni traccia. La denuncia di scomparsa formalizzata dall’ex moglie arrivò soltanto una settimana più tardi, prospettando un allontanamento spontaneo legato a presunte relazioni o motivi spirituali: una pista che l’attività investigativa ha progressivamente smentito.
Tra gli addebiti mossi agli indagati figurano l’acquisto di ingenti quantitativi di sostanze corrosive, come acido e candeggina, impiegate nell’ipotesi d’accusa per bonificare l’immobile da tracce ematiche e biologiche, oltre ai dati dei tracciati satellitari dell’autovettura in uso alla donna che indicano passaggi notturni nell’area del corso d’acqua dove si ipotizza sia stato disperso il corpo. Le ricerche svolte lungo l’alveo del fiume Tacina non hanno finora consentito il recupero dei resti dell’uomo.
Sul fronte opposto, i legali Luigi Colacino (per la posizione della donna) unitamente ai colleghi Pietro Funaro e Alessio Russo (per il giovane) sottolineano come l’intero castello accusatorio poggi su elementi meramente indiziari in assenza del rinvenimento del cadavere. I difensori hanno contestato la sussistenza dei presupposti per la custodia in carcere, ricordando l’ampia disponibilità mostrata dall’ex moglie durante la fase delle indagini preliminari, nel corso della quale era stata più volte ascoltata dalle forze dell’ordine. Nelle prossime ore si attende lo scioglimento della riserva per la posizione di Daniela Rossato.
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