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Musei: arrivano direttori stranieri

Il caso che ha fatto più clamore sono gli Uffizi, dove lo storico direttore Antonio Natali dovrà cedere il passo a un esperto di arte fiorentina che viene da Friburgo in Brisgovia. Ma il cambiamento è forte anche per Capodimonte, dove si insedierà il francese Sylvain Bellenger, e per la Pinacoteca di Brera, dove arriva l’inglese James Bradburne. Franceschini annuncia i nomi dei direttori scelti per i musei al top del patrimonio pubblico italiano e la lista dei magnifici 20 arriva come una bomba sulla cultura italiana accaldata dal ferragosto, con poche conferme – in primis Anna Coliva che resta alla Galleria Borghese – e molte sorprese da Nord al Sud della penisola. Il ministro, che la riforma dei musei l’ha fortemente voluta, parla di cambiamenti “attesi da anni” e rivendica “l’altissimo valore scientifico” delle sue scelte, sostenute dal lavoro della commissione di esperti guidata da Baratta. “E’ una svolta”, ripete sorridente. Ma la polemica, anche politica – con buona pace dell’amarezza di tanti ‘trombati’ – non tarda a scoppiare. E se Vittorio Sgarbi, assessore alla rivoluzione nelle Marche, gli rimprovera di mortificare le sue truppe, c’è anche chi come il leghista Buonanno lo accusa addirittura di “venderci agli stranieri” mentre Gasparri ironizza (“cerchiamo al mondo un direttore migliore di Franceschini”) e le critiche arrivano anche dai Cinque Stelle. Tant’è, sul fronte opposto, applausi del Pd a parte, non mancano i sostenitori, a cominciare da Patrizia Asproni, battagliera presidente di Confindustria Cultura, che saluta con favore il cambiamento: “era necessario”, dice. Mentre il direttore dell’Egizio di Torino Christian Greco invita a giudicare i nuovi arrivati dai risultati che sapranno ottenere. E il presidente del Fai Andrea Carandini, conclude: “La vera novità è aver messo insieme competenza e managerialità”. Certo l’alta percentuale di professionisti cooptati dall’estero è la prima cosa che si nota nella lista dei nuovi direttori manager: in tutto 7 su 20, un numero pesante soprattutto pensando che a loro sono stati affidati musei tra i più importanti in assoluto, dagli Uffizi a Brera, da Capodimonte alla Galleria Nazionale di Urbino. Di fatto una scelta voluta nonché annunciata dal governo quando il premier Renzi annunciò che il bando sarebbe stato pubblicato sull’Economist. Via quindi a Schmidt per gli Uffizi, 47enne esperto di arte fiorentina che raccoglie la stima anche dell’uscente Natali che nella prestigiosa galleria fiorentina avrebbe voluto finire la sua carriera e che invece sembra sia stato escluso anche dalla terna finale. Tedesca è pure Cecile Hollberg, storica e manager della cultura che dirigerà, sempre a Firenze, la Galleria dell’Accademia di Firenze: lei viene da Brunswick dove dal 2010 ha diretto il museo cittadino. A Brera Sandrina Bandera lascerà la gestione al museologo e manager culturale James Bradburne, 59 anni, ex direttore di Palazzo Strozzi. E ancora, a Capodimonte arriva lo storico dell’arte Bellenger, 60 anni, grande esperto internazionale, per la splendida Galleria Nazionale delle Marche di Urbino è stato scelto l’austriaco quarantenne Peter Aufreiter, storico dell’arte. Stranieri ma non solo. La lista di Franceschini, che rispetta la parità di generi con 10 donne e 10 uomini, comprende anche 13 italiani, quattro dei quali, tutte donne, rientrano dall’estero. Non c’è, a sorpresa, Stefano Carboni, l’esperto di arte islamica arrivato dal’Art gallery of western in Australia e che nella prima fase era dato per favorito (pare abbia rinunciato prima del colloquio). In compenso alla Galleria Estense di Modena andrà Martina Bagnoli, 51 anni, storica dell’arte che dal 2003 lavora al Walters Arts Museum di Baltimora. E alle Gallerie nazionali di arte antica di Roma arriva Flaminia Gennari Sartori, 47 anni, che dal 2008 lavora al Vizcaya Museum and Gardensdi di Miami, in Florida, dove è stata vice direttore e curatore. Alla Reggia di Caserta, deluso l’ex soprintendente Vona, è stato destinato un manager culturale, il bolognese Mauro Felicori, a Reggio Calabria l’archeologo Carmelo Macrino, all’Archeologico di Napoli il toscano Paolo Giulierini. Tomaso Montanari, fortemente critico, ricorda che prima di nominare i direttori andavano riformati i musei. La sfida comunque è partita. A primi 20 direttori manager italiani, insieme a stipendi per la prima volta europei, la responsabilità di un compito che va dalla “programmazione, l’indirizzo, il coordinamento e il monitoraggio di tutte le attività di gestione del museo, compresa l’organizzazione di mostre, allo studio, valorizzazione, comunicazione e promozione del patrimonio museale”, alla gestione del personale (che comunque, almeno per il momento rimane dipendente dal ministero) dalle decisioni su orari, prezzo dei biglietti, autorizzazione dei prestiti delle opere, all’affidamento delle attività e dei servizi pubblici di valorizzazione del museo. (ANSA).\n\n