La vivibilità nella frazione di Papanice ha varcato ogni limite di tollerabilità. In Via della Quercia, lo scenario che si presenta agli occhi e all’olfatto dei residenti è quello di una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria: liquami fognari non depurati fuoriescono continuamente a cielo aperto, invadendo la strada e ristagnando sul suolo. L’aria è diventata ormai irrespirabile, saturata da miasmi insostenibili che costringono le famiglie a barricarsi in casa e a tenere le finestre serrate, impossibilitate a condurre una vita normale.
Di fronte all’aggravarsi del degrado e al perdurante silenzio delle istituzioni, la protesta dei cittadini si sposta sul piano legale. È stato depositato un formale esposto-denuncia d’urgenza indirizzato alla Procura della Repubblica di Crotone, al Comando Stazione Carabinieri Forestale, al Dipartimento Arpacal e al Sindaco di Crotone, nella sua qualità di massima autorità sanitaria locale. L’atto è stato promosso da un gruppo di residenti con l’assistenza legale dell’avvocato Paola Bellomo, Presidente Provinciale dell’ADOC (Associazione Difesa Orientamento Consumatori) di Crotone.
A far salire la tensione tra la comunità locale non è soltanto il danno igienico-sanitario imminente, ma il costante scaricabarile amministrativo che da tempo paralizza ogni intervento. Tra l’Ente proprietario della rete (Comune di Crotone), il gestore del Servizio Idrico Integrato (Sorical S.p.A.) e la Struttura Commissariale Unica per la Depurazione si consuma un continuo palleggio di competenze, mentre una frazione popolosa come Papanice continua a rimanere priva di una rete fognaria efficiente e strutturata.
Un quadro segnato dall’assenza di soluzioni definitive o di una pianificazione concreta per il territorio. L’amministrazione comunale continua a sollevarsi da ogni onere operativo, trasferendo le responsabilità sulla gestione commissariale regionale. Una condotta che rischia di ignorare il ruolo chiave del primo cittadino, chiamato per legge a tutelare prima di tutto la salute e l’incolumità pubblica della propria comunità.
L’iniziativa legale depositata dall’ADOC e dai residenti punta a rompere la spirale delle diffide cartacee per verificare eventuali responsabilità penali — dall’inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.) e getto pericoloso di cose (art. 674 c.p.) fino all’omissione d’atti d’ufficio (art. 328 c.p.). L’atto sollecita tre interventi prioritari:
Campionamento e accertamenti ambientali: L’invio urgente sul posto di personale tecnico specializzato dell’Arpacal e dei Carabinieri Forestali per eseguire rilievi visivi e campionamenti delle matrici ambientali compromesse in Via della Quercia, accertando la provenienza esatta dei reflui.
Rimozione liquami e bonifica: L’emissione di un’ordinanza nei confronti dei soggetti competenti (Comune e Sorical S.p.A.) per la rimozione immediata dei liquami stagnanti, la sanificazione dei luoghi e la messa in opera di interventi tecnici provvisionali d’urgenza per restituire aria pulita e tutela alla salute pubblica.
Verifica delle responsabilità penali: L’intervento della Magistratura affinché verifichi, attraverso l’esercizio dell’azione penale, se le condotte commissive od omissive dei vertici degli enti preposti (Comune, Gestore e Struttura Commissariale) integrino rilevanza penale a fronte di un pericolo noto ed attuale.
La tutela della salute pubblica, presidio fondamentale garantito dall’articolo 32 della Costituzione e dall’articolo 8 della CEDU, non può arrestarsi di fronte agli alibi della burocrazia. A Papanice la misura è colma: dai residenti e dall’associazione consumatori arriva la richiesta perentoria di ripristinare decoro, vivibilità e sicurezza sanitaria.
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