Attualità

Lavoro e infortuni al femminile, l’ANMIL presenta uno studio sulle differenze di genere: 229.865 infortuni nel 2019

In occasione della Giornata internazionale della Donna 2020, l’ANMIL (Associazione fra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del lavoro) non vuole far mancare la propria voce per richiamare l’attenzione sul mondo del lavoro femminile e sulla tutela prevista per le donne che si infortunano a causa dell’attività lavorativa o rimangono permanentemente invalide per aver contratto una malattia professionale nonché per quelle che restano vedove a causa di un infortunio mortale del coniuge, pubblicando lo studio “Lavoro e infortuni al femminile: le differenze di genere”. Lo studio approfondisce il tema del “Gender gap” (“Divario di genere”) per sottolineare la disuguaglianza tra la condizione della donna e quella dell’uomo in ambito economico, lavorativo, politico e per la loro tutela, aspetti che diventano ancor più critici in presenza di lutti o di familiari con disabilità.

La realizzazione di tale ricerca è frutto di una proposta del Gruppo Donne ANMIL per le Politiche Femminili – composto da Graziella Nori (Ancona) portavoce del gruppo, Maria Agnello (Ragusa), Alessandra Caponi (Pistoia), Michelina Ferrazzo, (Campobasso), e Patrizia Sannino (Napoli) – e realizzato grazie al supporto del Responsabile dei servizi statistico-informativi, dott. Franco D’Amico.

Se si esaminano gli ultimi dati al femminile disponibili (Open Data INAIL) si evince che in Italia, nel 2019, si sono registrati 229.865 infortuni sul lavoro, aumentando dello 0,5% rispetto all’intero anno 2018.

“A livello regionale la situazione, come si vede dalle tabelle allegate, non conforta – dichiara il Presidente territoriale ANMIL Antonio Carcello – e oltre a quanto mostrano le statistiche sul fenomeno degli infortuni al femminile, non possiamo non citare l’aumento dell’occupazione femminile e l’ingresso delle donne in settori lavorativi ad alto rischio di infortuni che, fino a ieri, prevedevano esclusivamente lavorazioni destinate agli uomini”.

“A tutto ciò si affiancano i problemi legati alle gravi conseguenze socio psicologiche – spiega il Presidente territoriale – derivanti da un eventuale infortunio occorso alla donna e il difficile recupero dell’autostima che ne condiziona l’incapacità di ricostruire una serena vita affettiva familiare, sociale e lavorativa”.

“Pertanto – conclude il Presidente – riteniamo che sia un dovere di tutti cercare di passare dalle parole ai fatti in tempi brevi, nel tentativo di migliorare concretamente la situazione”.