Politica

L’assessore all’Ambiente Rizzo su autorizzazione del Ministero dell’Ambiente a ricerca petrolio nello Ionio

Apprendiamo con rammarico che il Ministero dell’Ambiente, di concerto con i il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha concesso alle multinazionali Schlumberger e Global Med le autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi, utilizzando la sciagurata tecnica dell’air gun nelle aree prospicienti le coste calabresi, pugliesi e lucane. Tra le altre cose, neanche a dirlo il paradosso è che la Global Med ha sede negli Stati Uniti dove il Presidente Obama ha vietato l’utilizzo di questa tecnica.
Si tratta di ben 4mila chilometri quadrati e, in particolare per la Calabria sono interessate le aree corrispondenti alla foce del fiume Neto, i fondali di Gabella Grande, Capocolonna, Capo Rizzuto.
Solo il progetto Global Med registrerà 22km di linee sismiche procurate dall’air gun con conseguenze che riteniamo devastanti per l’ecosistema marino, non solo nell’area interessata alla ricerca.
Fermo restando che le osservazioni relative ai permessi per la ricerca andavano prodotte entro il 31/12/2014, per cui è evidente che non esiste responsabilità della Giunta Oliverio in tal senso, si rendono comunque necessarie alcune precisazioni.
Intanto se è vero che l’autorizzazione del Ministero ricade oltre le 12 miglia è pur vero che   si sta perpetrando un grave danno a tutto l’ecosistema marino con pesanti ripercussioni sulla costa .
Questo era il pericolo paventato attraverso il referendum ed in questo senso la Giunta Oliverio e il Consiglio Regionale, anche attraverso l’azione del Consigliere delegato   Arturo Bova, aveva messo in atto tutte le iniziative per contrastare la scellerata scelta di ricerca, coltivazione e produzione di idrocarburi al largo della coste calabresi, pugliesi e lucane.
Vogliamo ricordare che, con l’insediamento della sottoscritta avvenuta il 21 luglio del 2015, uno dei primi atti compiuti è stata la partecipazione e la sottoscrizione del cosiddetto manifesto di Termoli.
Nel corso della riunione che ha visto la partecipazione di ben otto Regioni,   la Regione Calabria ha agito da protagonista nel contrasto alla trivellazione dei nostri mari. Successivamente, il 25 settembre del 2015, su nostra proposta, è stato approvato dal Consiglio Regionale della Calabria la deliberazione n.50 per richiesta di Referendum abrogativo.
Purtroppo sappiamo tutti com’è andata a finire.   Conseguentemente ciò che sta avvenendo oggi non ci coglie   di sorpresa.
La Regione Calabria infatti, malgrado i risultati del referendum non rimarrà silente anche perché la Giunta Oliverio ha prodotto osservazioni alle richieste delle multinazionali e il nostro parere negativo è stato espresso in maniera chiara ed inequivocabile .
Purtroppo, voglio ricordare, che il parere della Regione non è vincolante . In tutti i casi andremo fino in fondo e cercheremo in tutti i modi di contrastare questo agire. Infatti abbiamo già investito l’Avvocatura regionale perché metta in atto tutte le azioni legali possibili.
In caso ci siamo subito attivati, confrontandoci con l’On.Bova, al fine di coinvolgere, immediatamente, tutte le associazioni ambientaliste affinchè si possano mettere in campo tutte le azioni necessarie per evitare che questo scempio venga perpetrato.