Tra i prodotti e le eccellenze che la nostra Regione produce c’è anche la pasta. Sono diversi i pastifici che in ogni provincia producono formati di pasta “tradizionali”. Tra i tanti i formati regionali ricordiamo i Fileja, gli Stranguji, la Stroncatura, le Scilatelle, le Chitarreja, le Làgane. Una tradizione millenaria che fin dai tempi della Magna Grecia, in particolare nell’antica Kroton, è arrivata fino ai giorni nostri. La parola greca laganon era usata per indicare un foglio grande e piatto di pasta tagliato a strisce. La produzione era favorita anche dalle grandi colture di grano. Un elemento imprescindibile per la produzione della pasta. E le spighe di grano sono riportate su tante monete magno greche. Da laganon derivano il laganum latino, ossia quel formato di pasta che oggi conosciamo con il termine di làgane. Ce lo raccontano anche celebri personaggi dell’antichità come Cicerone ed Orazio che nel primo libro delle Satire dice che spesso verso sera gira per il foro, si svaga con gli astrologhi e poi torna a casa a mangiare un buon piatto di “porri et ciceris laganique”, ossia porri, ceci e lagane. Anche nel “De re coquinaria libri” Apicio descrive una preparazione chiamata lagana, costituita da una serie di sfoglie di pasta intercalate da carne e cotta al forno o condita con il garum. Le lagane con ceci o con i fagioli scuri erano consumate anche dai briganti che nella seconda metà dell’800 popolavano i boschi e le selve del Pollino e che venivano appunto soprannominati ‘sculalagani’, perché ritenuti, dalla tradizione popolare, dei grandi mangiatori di questo piatto. In Calabria questo tipo di pasta abbinata – come ci ricorda Orazio – ai ceci, si mangia, come da tradizione, nel giorno di San Giuseppe. Particolare è anche la preparazione de “i fileja” una pasta fatta in casa, di origine antica tipica del vibonese. Un piatto povero i cui ingredienti sono essenzialmente tre: farina, sale e acqua. La caratteristica di questo tipo di pasta è la filatura, dal quale deriva il nome, che viene fatta da mani esperte attorcigliando l’impasto attorno a una bacchetta in dialetto “danacu”, ottenuta dal fusto di una pianta selvatica detta “gutamara”. Esiste anche la variante de “i fileja masculi” che si distinguono per non essere “filati”. Questo perché, a volte, la massaia non aveva tempo per la preparazione tradizionale. E tra le eccellenze culinarie della tradizione calabrese spicca la Stroncatura (struncatura, in dialetto) che era un prodotto di recupero. Un tipo di pasta lunga simile a grosse linguine, prodotta con le crusche di scarto della molitura. Il piatto è tipico della Piana di Gioia Tauro, ma ormai si è diffuso in tutta la Calabria. Senza dimenticare la pasta della domenica che, in particolare a Catanzaro e nella sua provincia, è la “pasta china” (pasta ripiena) fatta al forno. Un vero e proprio scrigno per le papille gustative “formato” da una buona salsa di pomodoro per lo più fatta in casa, polpettine fritte (i coculedi), uova sode, salsiccia stagionata o sopressata, caciocavallo silano, parmigiano e pecorino. La Calabria, quindi, oltre ad essere l’antica Enotria, terra del vino, e dei Vituli terra dei Vitelli, della Cippola di Tropea, della Nduja di Spilinga o del Tartufo di Pizzo è senza dubbio anche la terra della pasta.
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