GERARDO SACCO STRISCIA
PULIVERDE
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Istat: Italia sempre più povera e penultima nell’UE per occupazione, Sud in crisi

Pubblicato il 15 aprile 2017 alle 21:25

Tra il 2014 e il 2015 sono sostanzialmente stabili sia l’incidenza di povertà assoluta e sia quella relativa.
La povertà assoluta nel 2015 coinvolge il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4 milioni 598 mila individui). E’ quanto emerge da ‘Noi Italia’ dell’Istat. Rispetto al 2014 peggiorano soprattutto le condizioni delle famiglie con 4 componenti (dal 6,7% al 9,5%). Il 10,4% delle famiglie e’ relativamente povero (2 milioni 678 mila); le persone in povertà relativa sono 8 milioni 307 mila (13,7% della popolazione).
Nel 2014, le famiglie residenti in Italia hanno percepito un reddito disponibile netto pari, in media, a 29.472 euro (circa 2.456 euro al mese). Tuttavia, data l’asimmetricita’ della distribuzione dei redditi, la maggioranza delle famiglie ha conseguito un reddito inferiore all’importo medio. Il valore mediano, infatti, che fornisce il livello di reddito che equiripartisce la distribuzione, mostra che il 50% delle famiglie residenti in Italia ha percepito un reddito non superiore a 24.190 euro (2.016 euro al mese).
L’indicatore di grave deprivazione materiale fornisce una misura importante nell’ambito dell’analisi dell’esclusione sociale: insieme a quelli di rischio di poverta’ e bassa intensita’ del lavoro contribuisce a fornire la stima delle persone a rischio poverta’ o esclusione sociale. Nel 2015 la grave deprivazione diminuisce tra i single, soprattutto se anziani, e tra gli individui che vivono in famiglie con almeno un anziano. Ancora grave la condizione degli individui che vivono in coppie con tre o piu’ figli.
Nell’ultimo anno la quota di persone soddisfatte per la propria situazione economica risulta in aumento. A crescere sono soprattutto coloro che si dichiarano “abbastanza soddisfatti. In Italia risultano occupate oltre 6 persone di 20-64 anni su 10 (61,6%). Guardando all’Europa, nella graduatoria relativa al 2015 solo la Grecia ha un tasso di occupazione inferiore a quello italiano, mentre la Svezia registra il valore piu’ elevato (80,5%). E’ quanto si legge nel dossier ‘Noi Italia’ dell’Istat, secondo cui nel Belpaese resta forte lo squilibrio di genere a sfavore delle donne (71,7% gli uomini occupati, 51,6% le donne), come anche il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno (nell’ordine 69,4% e 47,0%). Inoltre, spiega il dossier, l’incidenza del lavoro a termine nel 2016 si conferma invariata al 14,0%, piu’ alta nelle regioni meridionali (18,3%) rispetto al Centro-Nord (12,5%). Cresce con minore intensita’ la quota di occupati a tempo parziale (18,8%), con una distribuzione piuttosto uniforme sul territorio nazionale. In Europa questa modalita’ di occupazione e’ diffusa soprattutto nei paesi nord-occidentali (50,7% l’incidenza nei Paesi Bassi nel 2015), mentre lo e’ poco nei paesi dell’Est di piu’ recente adesione all’Unione.

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