Cultura & Spettacolo

In un documentario la storia dell’agricoltura nel Marchesato di Crotone e le lotte contadine

Scritto e diretto da Enrico Le Pera, prodotto e ideato da Antonio Grimaldi con la cooperativa sociale L’Ape Millenaria, “La via della terra” é un documentario che racconta la storia dell’agricoltura nel Marchesato di Crotone e le lotte che i braccianti hanno dovuto combattere per la terra e per la dignità. Affrontando vicende della storia locale – culminate con l’eccidio di Melissa – che influenzarono e determinarono la Riforma Agraria nazionale, “La via della terra” mette a fuoco una realtà che riguarda tutto il mondo agricolo italiano. Partendo dal latifondo dei vescovi e dei nobili, passando per le grandi guerre fino alla vicenda dell’Opera Sila, forse per la prima volta un’opera audiovisiva analizza le questioni relative allo sviluppo agricolo calabrese e le ragioni del suo decadimento. Con l’aiuto di numerosi e preziosi filmati dell’epoca, ottenuti dalla Rai, dall’Istituto Luce e dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, grazie all’intervento degli storici Antonio Cosentino e Alfonso Pascale, alla consulenza di Andrea Pesavento e Riccardo Schipani, si fa luce sul passato, cercando di capire i motivi del mancato sviluppo agricolo, dell’abbandono delle terre e della conseguente emigrazione. Ma questo documentario e’ anche una grande occasione per conoscere piu’ da vicino il mondo contadino, la sua ricca tradizione, un’inesauribile fonte di ricchezza umana e culturale che e’ stata troppo spesso snobbata e oggi rischia di essere dimenticata per sempre. Non freddi dati storici e tecnici, ma volti, persone, che, grazie a interviste dell’epoca, rivivono per darci una profonda lezione di dignità, umiltà e sacrificio. Sentire parlare il padre di Francesco Nigro e il fratello di Angelina Mauro, uccisi per aver semplicemente occupato delle terre, é un’emozione profonda non solo per la vicenda narrata, ma per il dolore imploso, contenuto, trattenuto, “civile” che queste persone esprimono e che riguarda tutti noi. Oppure, vedere come nella piana di Capo Colonna, non molti anni fa, a spezzarsi la schiena per raccogliere barbabietole c’erano ragazzini calabresi di nove, quattordici anni, rimette tutto secondo una prospettiva diversa, che parla anche di sofferenza comune e, perché no, di accoglienza e solidarietà nei confronti di chi, oggi, si spezza la schiena sui campi calabresi. Accompagnato dalle splendide musiche dei NA’IM, che reinventano in chiave moderna le melodie tradizionali calabresi, questo documentario e’ il tentativo di ricomporre quei brandelli di civiltà, di capire se ne sia rimasto qualcosa, e se le battaglie e i morti lasciati per strada abbiano avuto un senso. E’ un documentario che segna l’inizio di un percorso, che guarda al futuro ma voltandosi indietro, per non dimenticare una delle ricchezze piu’ grandi che ci hanno lasciato i nostri padri e i nostri nonni: la cultura della terra e il suo rispetto. (AGI)


(foto Enrico Le Pera)