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Il prefetto De Miro cittadina onoraria Reggio Emilia: “La mafia non è stata sconfitta con Aemilia”

“La mafia non è stata sconfitta con Aemilia”. È la frase pronunciata dal prefetto di Palermo, Antonella De Miro, che in mattinata ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Reggio Emilia, luogo in cui è stato a capo del governo territoriale dal 2009 al 2014. Un riconoscimento conferito dal sindaco della città del Tricolore, Luca Vecchi per l’apporto che De Miro ha dato nella lotta contro la criminalità organizzata. Il ruolo del prefetto infatti è stato fondamentale, soprattutto per i provvedimenti come le interdittive antimafia, strumento all’epoca ancora poco utilizzato, ma che diede il via alla messa in piedi dell’impianto accusatorio del maxi processo Aemilia, il più grande contro la ‘Ndrangheta al nord, che ha visto condannare 125 su 148 imputati collegati alla cosca Grande Aracri. “La cittadinanza onoraria mi era stata conferita da Reggio Emilia già nell’ottobre 2015. Ma sono venuta a ritirarla solo oggi perché non volevo accostare il mio nome a un ex consigliere comunale che votò a favore di questa onorificenza nei miei confronti, quando invece, al di là delle responsabilità penali ancora da accertare, aveva rapporti con la criminalità organizzata”, riferendosi a Giuseppe Pagliani, ex consigliere comunale di Forza Italia, tra gli imputati del processo Aemilia: era stato condannato in appello con sentenza poi annullata dalla Cassazione e il processo di secondo grado che dovrà rifarsi.
“Ho agito con profondo senso del dovere e per amore di un territorio di cui mi sono sempre sentita cittadina – ha detto poi De Miro ringraziando la città per l’onorificenza – Come avrei potuto far finta di non vedere quelle infiltrazioni che si sono insinuate nel mondo delle imprese, ma anche in quello politico? Non è stato facile portare Reggio Emilia ad accettare il fatto che non avesse gli anticorpi, che invece spero abbiano assimilato dopo il processo Aemilia che deve fungere da sveglia per questa città. La mafia oggi non spara e agisce silenziosamente, radicandosi tra consulenti e professionisti in grado di fare investimenti, dal nord al sud, non solo nella droga, ma anche nel gioco d’azzardo e a livello di impresa lavoro. Si può vincere solo restando tutti uniti e con la schiena dritta: Stato, organi d’informazione e società civile”. (ANSA).