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Il calcio riparte ma non per tutti, fuori dagli stadi i fotografi sportivi

Riceviamo e pubblichiamo

Riprende il campionato di calcio ma non riprende per tutti. Ad essere penalizzati, oltre ai tifosi anche gran parte dei fotografi sportivi che dovranno restare fuori dagli stadi . E’ quanto prevede il protocollo stilato dalle Leghe di Serie A e B con il Governo per la ripresa dei campionati di calcio. Una scelta che non è piaciuta alla categoria dei fotografi freee lance che rappresenta una grossa fetta dei lavoratori che gravitano attorno al sistema calcio. I fotografi, infatti, insieme ai giornalisti sono una delle categorie professionali sicuramente più danneggiate dalle linee guida che hanno ridotto drasticamente il numero di accessi ad ogni partita. In stadi da almeno 16 mila posti – che saranno vuoti – potranno accedere solo dieci giornalisti e dieci fotografi.
Le disposizioni per la ripresa del campionato prevedono che solo 300 persone possano entrare nello stadio, compresi i 22 giocatori in campo. Fra panchine, staff, medici, steward, operatori tv, forze dell’ordine, arbitri eccetera, i fotografi dovranno spartirsi dieci posti residui. Di questi, due sono destinati – giustamente – ai fotografi ufficiali delle squadre in campo, uno al fotografo della Lega e i rimanenti 7 assegnati alle agenzie internazionali. Un numero eccessivamente limitati tenendo conto che la sola Lega Serie A ha un elenco oltre 450 fotografi accreditati per tutta Italia. Restano fuori, dunque, tutti gli altri che lavorano con le agenzie di stampa medio-piccole, a respiro regionale o provinciale. I tanti freelance a cui si affidano queste agenzie sono esclusi da ogni possibilità di guadagno su un servizio commissionato.
Per questo i fotografi sportivi italiani hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri per lamentare la difficile situazione economica in cui si trovano, situazione aggravata da questa decisione di limitare gli ingressi nello stadio. Attorno al mondo della fotografia sportiva ruotano centinaia di famiglie che, già provate dai tre mesi di lockdown, si trovano drammaticamente preclusa la possibilità di riprendere a lavorare.
La decisione di limitare gli accessi ai fotografi ed ai giornalisti in uno spazio aperto come uno stadio vuoto appare paradossale anche in considerazione che il programma di governo prevede nelle prossime settimane la riapertura di cinema e discoteche. Una decisione incomprensibile questa di limitare in uno spazio aperto come uno stadio l’accesso ai fotografi ed ai giornalisti anche perché in altre situazioni, come le aule dei tribunali, tra giornalisti ed addetti ai lavori si sta molto più ‘vicini’ che in uno stadio.
Per i fotografi sportivi non è chiaro per quale motivo debbano essere messi vincoli così lesivi della libertà di stampa e del diritto al lavoro per una categoria che avrebbe ogni possibilità per osservare regole di distanziamento sociale, trovandosi ad operare in uno spazio sconfinato come uno stadio vuoto.