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Attualità

Ictus: i pazienti non ricevono cure adeguate

redazione

Crotone, 16 Agosto 2015 • 9:03

In Italia l’ictus colpisce 200.000 persone l’anno, una ogni 3 minuti, ma il 40% dei pazienti, come avviene in media anche in altri Paesi europei, non riceve cure adeguate ai più recenti standard scientifici. E’ quanto emerge dal Progetto Eis (European Implementation Score), che ha valutato l’applicazione degli stessi in 10 Stati del vecchio continente. In particolare l’Italia si colloca a centro classifica, al sesto posto. Al Sud si trovano solo una su dieci delle 150 stroke unit, ovvero le unità dedicate all’assistenza del paziente con ictus. Ma il vero ‘buco nero’ è la riabilitazione territoriale, preclusa ai più. I risultati del progetto Eis – condotto in Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Lituania, Polonia, Scozia, Spagna e Svezia – mostrano che, quanto all’utilizzo dell’attività scientifica nella pratica clinica, l’Italia raggiunge punteggi medio-alti “in 5 degli 11 indicatori analizzati (politiche nazionali, strategie educative, attività degli opinion leader, interventi complessi, organizzazioni di pazienti), contro gli 8 della Svezia, e i 10 di Inghilterra e Scozia”, spiega Antonio Di Carlo dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr). Tra i primi ostacoli, “poche risorse, troppa burocrazia, mancanza di conoscenza della malattia e resistenza ai cambiamenti”. Ma anche carenze strutturali. I Paesi con migliore assistenza sono caratterizzati dalla presenza di stroke unit e in Italia “ne servirebbero almeno 300, ma ce ne sono solo 150. Di queste solo l’11% al Sud, dove risiede però un terzo della popolazione”, sottolinea Di Carlo all’ANSA. Il diverso livello tra regioni del Nord, del Centro e del Sud emerge chiaramente dai risultati del progetto Eis, pubblicati su Stroke, rivista dell’American Heart Association. Al meridione, chiarisce il ricercatore, “ci sono meno campagne informative e mancano protocolli che guidino la transizione tra fase acuta, medicina generale e servizi riabilitativi”. Circa un milione di italiani porta le conseguenze di un ictus, ma proprio la fase della riabilitazione condotta sul territorio è “il vero buco nero dell’assistenza in Italia”. “Una volta dimesse dall’ospedale, solo due persone su dieci, tra coloro che ne avrebbero bisogno, riesce a fare fisioterapia e logopedia, per favorire il ripristino delle capacità motorie e linguistiche compromesse”, spiega Di Carlo. Se poi si guarda alla terapia occupazionale, ovvero pensata per aiutare il paziente a fare attività quotidiane a livello domestico e sociale, “siamo praticamente a zero tranne in qualche centro di eccellenza”. Cosi come la psicoterapia, conclude, “anche se la depressione post ictus colpisce fino al 30% dei pazienti”.\n\n

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