Politica

Elezioni amministrative 2020: Il contributo dei Socialisti Riformisti per il futuro di Crotone

Si è riunita nei giorni scorsi l’area socialista riformista di Crotone per un’analisi della complessa situazione della città in vista delle prossime elezioni amministrative. Scopo dell’incontro era quello di promuovere una riflessione sulle forme e sui contenuti di un possibile impegno diretto dei socialisti riformisti all’interno di una coalizione di centrosinistra che si candidi alla guida dell’amministrazione comunale con una proposta di programmi e di uomini che risponda pienamente alla necessità di ideare e iniziare con urgenza un cammino di rilancio e di sviluppo. Al termine del dibattito, che ha visto la nutrita presenza di dirigenti, militanti e simpatizzanti pronti alla condivisione di una rinnovata responsabilità nell’ambito di una decisione collettiva di partecipazione, sono state concordate le linee del seguente documento politico.

“Dopo la recente, fallimentare esperienza politico-amministrativa che ha prodotto lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale, in conseguenza delle dimissioni del sindaco – in cui palese è stato il tracollo della maggioranza, costretta sovente a ricorrere al soccorso degli indulgenti consiglieri eletti nelle fila dell’opposizione, e rovinosa l’esperienza delle variopinte liste localistiche per la congenita loro incapacità di produrre analisi politiche d’ampio respiro e sintesi amministrative per il governo della città – Crotone si accinge a eleggere nei prossimi mesi il sindaco e il nuovo Consiglio comunale.
Sarà un turno elettorale molto importante perché si rinnoveranno i governi di molte regioni, di molti comuni, nonché si voterà anche per il referendum sulla legge costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari.
E tutto ciò avverrà dopo lo straordinario periodo provocato dalla pandemia da “Covid-19”, che ha comportato il blocco del Paese per alcuni mesi e di fatto impedito che si avviasse il necessario approfondimento in ordine alle problematiche e alle soluzioni che dovranno essere al centro del confronto – anche nella nostra realtà – fra liste e schieramenti, ma che ha fatto emergere con forza la profonda inettitudine e la conclamata incapacità di un ceto politico nato dopo le note bufere populiste e giustizialiste, che hanno stravolto la vita democratica.
La data del voto – presumibilmente il prossimo 20 settembre – detta tempi quanto mai celeri per la preparazione della campagna elettorale, per la predisposizione del programma politico-amministrativo, per la formazione delle alleanze e delle liste, per la selezione dei candidati. Il rischio, che già si sta manifestando ampiamente, è che inizi la giostra dei nomi senza che ci sia l’indispensabile analisi dello stato della città, delle sue condizioni economiche, sociali e anche istituzionali, delle idee che dovranno essere messe in campo per farla ripartire. Tuttavia Crotone oggi di tutto ha bisogno tranne che della rincorsa dei soliti insignificanti slogan, di vuote formule elettoralistiche, della sfida tra volti di candidati più o meno liftati e più o meno credibili.
Una città bloccata e abbandonata
Da tempo la città è bloccata, il suo tessuto economico si è sfilacciato, non si sono avviate nuove attività produttive, è aumentato il tasso di disoccupazione, è ripresa l’emigrazione, soprattutto quella dei giovani, spesso qualificati, e quasi tutta l’economia cittadina ruota attorno a un settore commerciale sempre più in crisi, ai pochi mesi di dinamismo estivo, a forme di lavoro in nero che per la loro saltuarietà e precarietà non garantiscono sviluppo e certezza di reddito a cui ancorare un progetto individuale e familiare di futuro.
È ferma l’edilizia, il sistema dei trasporti è al collasso, le infrastrutture sono indegne di un Paese moderno ed europeo, tutti gli indici economici, sociali e della qualità della vita ci danno agli ultimi posti. Tutto è immobilizzato, dalla bonifica del sito industriale all’Antica Kroton, dalla statale 106 all’aeroporto, dal teatro comunale al parco archeologico di Capocolonna; da ultimo, anche le poche strutture per la pratica sportiva dei nostri atleti stanno chiudendo i battenti, mentre la raccolta differenziata dei rifiuti non è mai partita e a Crotone però arrivano i rifiuti che altre province calabresi non riescono, colpevolmente, a smaltire. Il nostro territorio è uscito dai radar dei governi nazionali e regionali, non è destinatario di politiche di sviluppo, di investimenti produttivi, delle attenzioni che pur sarebbero dovute ad una comunità che vive nella marginalità, sempre più esclusa dai progetti fondamentali che ridisegnano il futuro del Paese e in esso del Mezzogiorno. Crotone ha smarrito il suo ruolo in Calabria, ma anche la funzione di rappresentanza e di guida del territorio provinciale, rispetto al quale appare isolata e senza la forza e l’autorevolezza per essere punto di riferimento come lo è stata in passato.
Lo stato di degrado e di abbandono della città sono sotto gli occhi di tutti. Il fallimento di esperienze amministrative estemporanee e di ispirazione extrapolitica ne ha accentuato la pesantezza. Eppure, fino ai primi anni Novanta, Crotone ha avuto una dimensione economica, culturale, civile di diversa qualità e consistenza, pur tra l’affiorare dei primi segni di una crisi che si sarebbe drammaticamente sviluppata negli anni successivi, quando si pagò il prezzo di una incapacità di sistema a ideare una riconversione dell’apparato industriale, a immaginare nuove strategie di sviluppo, in cui esaltare e rinnovare le vocazioni produttive del territorio.
Il degrado politico: tra inadeguatezza politica, populismo, localismo e trasformismo.
La crisi poi ha determinato la sconfitta storica, a livello politico (certamente trascinata anche dagli eventi nazionali che in quegli anni cancellarono un’intera classe dirigente), dei partiti che avevano ininterrottamente retto il governo della Città con risultati di grande positività e con un peso politico poi venuto definitivamente meno. Da allora hanno cominciato ad affermarsi a Crotone fenomeni di populismo, di localismo e di trasformismo, di pesante condizionamento clientelare, che hanno svolto una funzione corrosiva e reso debole il tradizionale asse culturale, sociale e politico che aveva condotto la città a traguardi indiscutibili. Questo è accaduto perché è mancata la politica, sono mancate le idee, le gambe su cui farle camminare, è mancato l’ancoraggio politico strutturato, vissuto, riconosciuto, sono mancate le forze politiche in grado di dirigere, di selezionare e promuovere uomini e programmi. È venuta meno la base riformista della politica cittadina, quella base che era stata la prerogativa forte e credibile delle amministrazioni comunali che avevano guidato Crotone con largo consenso e seguito popolare, e che avevano determinato il raggiungimento di obiettivi storici, come, per esempio, l’elevazione a Provincia, conquista oggi neanche difesa nelle scelte delle istituzioni regionali e nazionali.
Il ruolo e il compito dei riformisti
Ora – si legge nel documento dei Socialisti Riformisti – è il momento di riprendere, nelle forme nuove consentite dalle condizioni storiche determinate, quel filo del discorso interrotto, senza nostalgia, senza cedimenti al reducismo, ma con la consapevolezza che una rinnovata autonoma presenza e proposta riformista è un elemento essenziale e qualificante in una coalizione progressista che ambisca a riconquistare la leadership nelle istituzioni cittadine, al riparo da deteriori compromessi di potere ma senza settarismi e, viceversa, senza particolarismi o pretese di egemonia di ambienti che privilegiano la gestione chiusa del potere più che un chiaro, condiviso e perseguibile programma di rinnovamento e di ripartenza al servizio dell’intera città.
Partendo da queste impostazioni intendiamo dare il nostro autonomo contributo – come area socialista e riformista che vanta una consolidata e riconosciuta esperienza amministrativa, caratterizzata dalla presenza e dall’impegno autorevole, in una lunga, storica tradizione, di donne e di uomini che hanno firmato le stagioni migliori del governo della città – alla costruzione di uno schieramento che si richiami a quella storia, a quei valori, a quegli ideali che sono l’anima di una coalizione riformista, di centrosinistra, e che rilanci la necessità, la funzione e il ruolo della politica, a partire dal ritorno a un confronto dialettico tra forze politiche e all’interno delle stesse, a forme di partecipazione democratica, al coinvolgimento delle energie e delle intelligenze vive e pronte della nostra società. Perché questo ambizioso proposito di rinnovamento e di ricostruzione sia credibile e riceva sostegno e adesioni, occorre, di fatto, una indispensabile, netta discontinuità con il recente, infecondo passato amministrativo e con l’insieme dilettantistico e autoreferenziale che lo ha prodotto.
Bisogna recuperare la voglia di mettersi in campo, di non stare passivamente alla finestra mentre altri decidono del nostro futuro senza mediazioni e controlli. È tempo che la politica si riappropri del suo indispensabile protagonismo, che sappia motivare e chiamare all’impegno i settori vitali dell’economia cittadina, le organizzazioni imprenditoriali e sindacali, le rappresentanze sociali, le associazioni a vario titolo impegnate quotidianamente in una presenza preziosa e apprezzata di iniziativa e sostegno.
Occorre uno sforzo straordinario, tanto più oggi, quando gli effetti del “lockdown” stanno cominciando a incidere nella carne viva dell’economia cittadina e dei redditi delle famiglie. Questo sforzo potrà essere sostenuto solo con indispensabile chiarezza di intenti, con compattezza unitaria nella gestione della cosa pubblica, con una visione programmatica che sappia indicare la strada per ripartire, in cui tutti possano riconoscersi e dare il proprio contributo, con passione, fiducia, speranza, a cominciare dalle nuove generazioni, il cui apporto è fondamentale e decisivo per vincere una sfida che è proibitiva ma esaltante.
Siamo una piccola provincia, concludono i Socialisti Riformisti, una comunità con ridotto peso politico ed economico. Solo facendo rete, sistema, solo creando un nuovo protagonismo, un nuovo profilo identitario, sarà possibile affrontare responsabilità e tempi che saranno duri e particolarmente difficili. Nessun ritardo è più ammissibile.
Con urgenza deve essere immediatamente attivato un tavolo di coalizione per cominciare a delineare i riferimenti programmatici e le consequenziali scelte. Noi, come area socialista e riformista, intendiamo arrivarci portando il contributo delle nostre proposte, dei nostri approfondimenti”.