Cultura & Spettacolo

Domani, sabato 30 maggio il mondo della cultura e dello spettacolo calabrese scende in piazza

Senza lavoro, senza tutele, senza date. E’ la triste situazione in cui si sono venuti a trovare attori e lavoratori dello spettacolo. Un settore in ginocchio che, dall’avvio della pandemia esprime forti preoccupazioni sul loro futuro. In Calabria, con l’intento di far sentire la propria voce il mondo del teatro, della cultura e dello spettacolo ha dato vita ad un collettivo che si riconosce sotto il nome di “Approdi. Lavoratrici e lavoratori della Cultura e dello Spettacolo Calabria“.

Il mondo della cultura e dello spettacolo in ogni regione italiana scende in piazza al grido di “Distanti ma uniti ma uniti” . Anche in Calabria, attraverso il collettivo Approdi. Lavoratrici e lavoratori della Cultura e dello Spettacolo Calabria, che si unisce alla protesta e si ritroverà in piazza XI Settembre a Cosenza il mondo del teatro, della cultura e dello spettacolo calabrese farà sentire la propria voce.

L’hashtag della protesta sarà #convocatecidalvivo.

Ansie, preoccupazioni di chi fa cultura e vive di lavoro precario, nei giorni scorsi, sono state racchiuse in una lettera aperta, corredata di firme inviata anche alla Presidente della Regione Calabria Jole Santelli; al Vicepresidente e Assessore alla Cultura Nino Spirlì; all’Assessore al Lavoro,Sviluppo economico e Turismo Fausto Orsomarso e all’Assessore all’Istruzione, Università, Ricerca scientifica e Innovazione Sandra Savaglio.

Questo il testo della lettera che riportiamo integralmente

“Siamo lavoratrici e lavoratori della cultura e dello spettacolo. Siamo attori, tecnici, scenografi, costumisti, registi, facchini, danzatori, musicisti, organizzatori, promoter, attrezzisti, cantanti, performer”. Si legge nella lettera.”Lavoriamo nei teatri, nel cinema, nelle scuole, nei musei, nelle piazze, nelle biblioteche, negli archivi. Costruiamo eventi, festival, rassegne, palcoscenici, spettacoli. Costruiamo mondi. Produciamo cultura, bellezza, poesia. Facciamo vivere le storie e le tradizioni del nostro territorio e al contempo spingiamo avanti la riflessione sul contemporaneo. In seguito all’emergenza sanitaria, siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire.
L’ improvviso blocco del settore, che si protrae ormai da più di due mesi, ha fatto emergere tutte le criticità che già lo attanagliavano. Un settore essenzialmente privo di tutele e di diritti. Regolato nella stragrande maggioranza dei casi da contratti a termine, precari, intermittenti, di collaborazione, a partita Iva.
Crediamo – prosegue la lettera – che questa fase di sospensione possa e debba essere anche una fase di ripensamento radicale del ruolo e del significato che la cultura nelle sue molteplici espressioni assume nel nostro paese, e delle logiche che
guidano le politiche culturali sia a livello nazionale che a livello regionale.
Intendiamo la cultura, in linea con l’art. 9 della Costituzione, come bene comune, patrimonio sociale, presidio di civiltà a cui tutte e tutti devono poter accedere, che non può essere associata a logiche aziendali ma considerata come il tessuto connettivo necessario a legare il singolo alla comunità, uno spazio fondamentale per la crescita e la formazione di
consapevolezza e coscienza sociale.
Ci siamo riuniti in seguito alla drammatica emergenza che ha colpito il nostro settore già da fine febbraio, collaborando al dibattito che parallelamente si è svolto in tutto il paese, ed entrando a far parte del coordinamento nazionale, che in questi giorni ha prodotto un documento inviato alle istituzioni nazionali e regionali.
L’apertura delle attività culturali, programmata per il 15 giugno, come da decreto Rilancio, DPCM 17 maggio (allegato 9), lascerà la quasi totalità degli spazi culturali nell’impossibilità di sostenere le misure e i costi richiesti per garantire la sicurezza sanitaria, non favorendo, quindi una ripresa reale del comparto.
Chiediamo quindi:
1)Un intervento economico adeguato, in direzione di un sostegno al
reddito per le professionalità artistiche e tecniche, che garantisca loro la
sussistenza fino alla ripresa reale e completa del settore.
2)Misure immediate di sostegno e a fondo perduto che coprano le spese
ordinarie di mantenimento delle strutture (affitti, bollette, mutui, ecc.) per
spazi culturali, teatri, associazioni, imprese creative, centri di formazione
artistica e piccole aziende di servizi per lo spettacolo, che hanno sede nella
regione.
3)Un tavolo di confronto urgente, tra le istituzioni regionali (Regione e
Comuni) e le lavoratrici e i lavoratori del settore, per programmare le misure
che consentano l’attuazione di manifestazioni culturali negli spazi all’aperto,
nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria. Sarebbe anzi auspicabile
l’istituzione di un tavolo permanente di confronto con gli operatori culturali
che, traendo spunto dalle problematiche emerse dall’emergenza, possa
costituire una garanzia programmatica e tutelativa del nostro ampio e
produttivo settore e una nuova stagione di politiche culturali condivise.
4)Lo sblocco della Legge 13/85, relativa ai fondi connessi alle attività di
promozione turistica del territorio regionale nel periodo estivo.
5)Contestualmente, chiediamo che per le imprese culturali e le imprese di servizi,
venga evaso il credito pregresso per le manifestazioni relative all’anno 2019.

E’ il momento di investire sulle professionalità del territorio, immaginando spazi in cui ricostruire la socialità perduta in questi mesi di necessario blocco di tutte le attività, tutelando e valorizzando gli artisti e tutte le maestranze del settore.
Approdi. Lavoratrici e lavoratori della Cultura e dello Spettacolo Calabria