Cronaca

Dirigenti e funzionari Anas indagati

La Guardia di Finanza ha eseguito 10 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di dirigenti e funzionari dell’Anas a Roma, dove si trova la Direzione generale della società.  Gli arresti riguardano 5 dirigenti e funzionari di Anas, 3 imprenditori titolari di aziende appaltatrici di opere pubbliche, un avvocato e un ex sottosegretario del ministero delle Infrastrutture: Luigi Meduri, PD, al ministero dal maggio 2006 al maggio 2008, durante il secondo governo Prodi. Dal gennaio 1999 all’aprile 2000 Meduri aveva ricoperto la carica di presidente della Regione Calabria e attualmente è membro dell’assemblea nazionale del PD. L’esponente politico  è stato posto agli arresti domiciliari. L’operazione coinvolge altre 31 persone. Ben 91 le perquisizioni in dieci diverse regioni.
Gli estremi dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone e il comandante provinciale della Guardia di Finanza Giuseppe Magliocco. Le indagini sono durate circa un anno.  L’operazione è stata chiamata “Dama nera” con riferimento alla principale indagata, Antonella Accroglianò, dirigente Anas. Da quanto emerso gli ultimi fatti contestati risalgono all’inizio dello scorso settembre. La Accroglianò , avrebbe “consigliato” ai titolari di un’azienda vincitrice di un appalto in Calabria, di subappaltare alcune opere a ditte di imprenditori contigui alla ‘Ndrangheta. Secondo quanto ricostruito dagli uomini delle Fiamme Gialle, la vicenda riguarda una serie di opere pubbliche nel comune di Palizzi, in provincia di Reggio Calabria. La donna avrebbe da un lato chiesto l’assunzione di operai e geometri alla ditta vincitrice dell’appalto e, dall’altro, dicono gli investigatori, avrebbe esercitato “pressioni inequivoche affinché la fornitura del calcestruzzo e il movimento terra, attività notoriamente di interesse quasi esclusivo delle cosche della ‘Ndrangheta in quei territori, venisse affidato ad una persona di sua fiducia, che avrebbe così garantito la sicurezza del cantiere da interventi o pressioni di gruppi criminali egemoni” in quella zona.Tra le ipotesi di reato contestate ci sono associazione per delinquere, corruzione, induzione indebita, voto di scambio. La richiesta e il pagamento delle tangenti riguardava varie procedure: espropri, accordi bonari per facilitare alcune imprese, cessioni di rami di azienda per aggirare la normativa sugli appalti e altre fattispecie ancora.  Il procuratore ha parlato di una «rete molto diffusa», di un «sistema collaudato» e di una «cellula criminale all’interno di Anas» che funzionava attraverso un sistema triangolare: Anas, imprese e mediazione politica. L’ex sottosegretario Meduri, in particolare, avrebbe favorito attraverso la raccolta di pacchetti di voti la candidatura del fratello della dirigente Anas Antonella Accroianò al Consiglio regionale della Calabria nelle liste dell’Udc e, come contropartita per la sua mancata elezione, gli avrebbe assicurato un posto in una società partecipata dalla regione. Meduri, secondo l’inchiesta, era coinvolto anche in un sistema clientelare di assunzioni all’interno di Anas di «soggetti di suo interesse» e aveva fatto da mediatore con due imprenditori di Catania per sollecitare il pagamento di alcune tangenti. I fatti emersi dall’indagine sono stati definiti «disarmanti sia per la quotidianità sia per la modalità» con cui venivano commessi, attraverso ad esempio l’uso di “pizzini” che venivano scambiati da una scrivania all’altra. «La principale indagata va in ufficio per lavorare, ma il suo lavoro è gestire il flusso continuo della corruzione: c’è la borsa sempre aperta, arriva qualcuno e ci mette una busta. Tratta pure male i collaboratori, che non sono ritenuti all’altezza nell’avere a che fare con gli imprenditori per riscuotere le mazzette. La sensazione della lettura di queste carte è la quotidianità della corruzione vista come cosa normale», ha detto Pignatone. Gli imprenditori coinvolti, è stato spiegato, hanno in corso «appalti importantissimi anche per 250 milioni di euro».«Si prendevano soldi da tutto ciò che poteva essere trasformato in denaro», hanno riferito gli inquirenti.Gli stessi hanno reso noto che le indagini sono state condotte attraverso intercettazioni telefoniche, intercettazioni ambientali all’interno di uffici pubblici, attività sul territorio tra cui finti posti blocco.
Il presidente di Anas Gianni Vittorio Armani – che ha detto Pignatone in conferenza stampa non è in nessun modo coinvolto nell’inchiesta – ha detto che la società sta «attivamente collaborando alle indagini della Guardia di Finanza» e che «si costituirà in giudizio quale parte offesa». Lo scorso settembre altri quattro dirigenti di Anas Toscana erano stati arrestati con l’accusa di corruzione nell’ambito di un’inchiesta della procura di Firenze. Anas ha un unico socio – il ministero dell’Economia – ed è sottoposta al controllo e alla vigilanza tecnica e operativa del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La società – che possiede anche quote in altre aziende – gestisce direttamente gran parte delle strade e delle autostrade d’Italia occupandosi della manutenzione, della segnaletica, dell’informazione agli utenti e della sicurezza. Una delle principali attività dell’Anas è anche la progettazione. La società gestisce direttamente il ciclo completo delle attività di progettazione e di controllo per le nuove opere stradali di importo superiore ai 15 milioni di euro, a partire dallo studio di fattibilità fino alla fase di appalto per la realizzazione effettiva.