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Dipendenti del pubblico impiego in piazza a Catanzaro

I dipendenti del pubblico impiego calabrese hanno manifestato questa mattina a Catanzaro davanti al palazzo della Prefettura.
“La decisione di organizzare, in modo unitario, da parte dei sindacati dei lavoratori del pubblico in Calabria, Funzione pubblica Cgil, Cisl e Uil, una mobilitazione così imponente, deriva da una situazione, per i dipendenti pubblici di ogni settore, ormai ingestibile. Troppe vertenze aperte, a partire dalla sanità, principale vulnus calabrese, con lavoratori non pagati da troppi mesi, nel pubblico così, come nel privato per continuare con i dipendenti delle Province in mobilità, anch’essi non ricevono lo stipendio da diversi mesi, così come si fronteggia in regione la drammatica chiusura di tribunali, e le corti d’appello che hanno perso il 40 per cento del personale, non solo magistrati ma anche amministrativi e personale di cancelleria. Ancora, si fa i conti con la chiusura di ben undici uffici dell’agenzia dell’entrate, di undici uffici di giudici di pace, la paventata chiusura delle Camere di commercio”. “A pagarne le spese i lavoratori con una precarizzazione e una esternalizzazione del pubblico di anno in anno più massiccia ma anche la qualità dei servizi e quindi gli utenti stessi, quindi tutti i cittadini calabresi. A tutto ciò, di fronte a una politica che non fornisce soluzioni  sostengono gli esponenti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, si comincia a rispondere con questa prima giornata di sciopero del pubblico impiego in Calabria, per difendere i servizi che la pubblica amministrazione eroga e i diritti dei lavoratori vilipesi dal mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale del lavoro. Negli ultimi anni, in Italia, si attestano almeno duecentomila lavoratori in meno nel settore pubblico, e in Calabria una cifra che si aggira sui quindici mila. Tra i settori drammaticamente in crisi, appunto la sanità – secondo la Cgil – il cui commissariamento non ha portato a nessuno dei risultati sperati, sostengono Cgil, Cisl e Uil, con le stabilizzazioni promesse e poi negate dal commissario Scura per centinaia di operatori in questo settore e molti accordi disattesi con le organizzazioni sindacali”. “Lo sciopero  ha basato la sua protesta anche e soprattutto sul mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro nel pubblico impiego, che tradotto significa, tra le altre cose, un risparmio dello Stato di ben 21 miliardi, tutto sulla pelle dei dipendenti pubblici. È dal 2009 che i lavoratori pubblici aspettano il rinnovo del contratto e lo sblocco del turnover. La legge Madia, concludono dalla Funzione pubblica Cgil, Cisl e Uil, ridurrà sempre di più la presenza dello Stato e del sistema degli enti territoriali – conclude la Fp Cgil – mettendo a rischio uffici di Prefetture, Camere di commercio, Inps, Inail, ministero del Lavoro, società partecipate, Corpo forestale dello Stato, Vigili del fuoco, con conseguenti riduzioni di servizi ai cittadini e alle imprese”.