Cronaca

Crotone, licenziati con un WhatsApp: futuro a rischio per 52 famiglie

Ennesimo dramma occupazionale a Crotone, 52 dipendenti del supermercato Carrefur di punto in bianco, attraverso un WhatsApp hanno appreso che non hanno più un lavoro.
52 famiglie, preoccupate su ciò che il destino ha in serbo per loro. Uomini e donne che hanno famiglia, figli e mutui da pagare.
L’ennesima tegola che cade su un territorio che dal punto di vista occupazionale vive un vero e proprio dramma.
L’allarme, sull’ennesima vertenza occupazionale, è stato lanciato, questa mattina, nel corso di un sit-in, organizzato dai dipendenti del noto supermercato e le organizzazioni sindacali di categoria.
Per l’esponente sindacale la vertenza avrebbe potuto trovare soluzione se solo non si fossero interrotti i rapporti con i vertici del Gruppo che gestisce il supermercato di località Passovecchio.
Da ieri mattina il punto vendita è senza energia elettrica, così come è senza merce su molti scaffali.
“Una situazione poco chiara”, sostiene Salvatore Federico, segretario provinciale della Filca Cisl.
“L’ennesima sciagura che si abbatte su questo martoriato territorio. Si tratta di un supermercato storico in cui lavorano 52 persone, un numero non indifferente. Ieri, – ha proseguito Federico – siamo stati informati dai lavoratori dell’interruzione dell’energia elettrica e dell’avvio dell’iter per ferie forzate del personale con il conseguente avvio delle procedure di licenziamento collettivo, per cessazione attività, comunicazione inviata attraverso un WhatApp. Da anni stiamo combattendo a difesa di questa struttura che di per se andava da sola, poiché situata in un luogo strategico e con una storicità. E’naturale, ha proseguito il sindacalista – che, se non arriva merce i clienti si disaffezionano e non tornano più. Avevamo delle trattative in corso, anche perché, su Lamezia Terme vi sono state delle acquisizioni con una cordata pugliese che era interessata anche a Crotone. Purtroppo, la trattativa si è interrotta, perché non vi erano le giuste condizioni. Noi – ha proseguito Federico, informalmente avevamo avuto alcuni incontri in cui era emerso un costo del lavoro che si aggirava intorno al 22%,anziché l’11%, come avviene normalmente. Noi, ha concluso Federico, avevamo sottolineato che il mancato fatturato e la materia prima portano a questa conseguenza. Il nostro rammarico sta nel mancato dialogo poiché a nostro avviso le condizioni per il proseguimento delle attività c’erano e ci sono tutte.