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Crotone: L’aurora luminosa del nuovo Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Crotone – Santa Severina Mons. Angelo Raffaele Panzetta

Riceviamo e pubblichiamo

Sua Eccellenza Mons. Angelo Raffaele Panzetta è il nuovo Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Crotone – Santa Severina nella regione ecclesiale della Calabria. È nato a Pulsano (TA), Arcidiocesi di Taranto, il 26 agosto 1966; ordinato presbitero il 14 aprile 1993; ordinato vescovo il 27 dicembre 2019. I Vescovi sono investiti da Cristo in persona del compito di guide del popolo di Dio. Il Concilio Vaticano II afferma che con la consacrazione episcopale si raggiunge la pienezza del sacramento dell’ordine, ovvero il vertice del sacerdozio, e con essa la missione di santificare, insegnare e governare. Per questa ragione a ogni Vescovo viene simbolicamente affidato un territorio pastorale sotto la sua responsabilità. Di quel territorio il Vescovo sarà reggente e pastore. Mons. Panzetta sarà l’Arcivescovo della Arcidiocesi di Crotone – Santa Severina dal 5 gennaio 2020, una diocesi che ha una tradizione leggendaria dove Dionigi l’Aeropagita, discepolo di san Paolo, il quale intorno al 97, approdato a Crotone, vi predicò il Vangelo e divenne il primo vescovo della città, fu il primo ad operare la conversione della città. Una diocesi che conta 82 Parrocchie, su una estensione di 1.885 kmq, con circa 195 mila abitanti; una realtà con 100 Presbiteri, 22 Religiosi, 23 Diaconi permanenti, 6 Comunità religiose maschili e 20 Comunità religiose femminili; un Monastero. Il Vescovo Mons. Panzetta ha ricevuto il suo mandato tramite l’imposizione delle mani e con essa l’ufficio di santificare, insegnare e governare il popolo di Dio. Tra questi doveri quello di insegnare è fondamentale. Rifacendosi agli Apostoli, loro predecessori, il Vescovo deve annunciare la Parola di Dio, diffondere il messaggio evangelico e aiutare gli uomini a conseguire una Fede piena, consapevole e forte. Come recita il Codice di Diritto Canonico al canone 369, la Diocesi è la porzione del popolo di Dio che viene affidata alla cura pastorale di un Vescovo con la cooperazione del presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore e da lui riunita nello Spirito Santo mediante il Vangelo e l’Eucarestia, costituisca una Chiesa particolare in cui è veramente presente e operante la Chiesa di Cristo una, santa, cattolica e apostolica. Ma chi è il nuovo Arcivescovo di Crotone? È un figlio della terra del sud, figlio di un ex operaio dell’Italsider di Taranto (ex ILVA, l’acciaieria più grande d’Europa, oggi Arcelor-Mittal), di anni 53, con un curriculum di tutto rispetto quale Docente di Teologia Morale e Preside della Facoltà Teologica Pugliese, ed ha al suo attivo diverse pubblicazioni su riviste specializzate. Un uomo, un prete dal profilo discreto dal sorriso sobrio e rassicurante, ed una carismatica dialettica, Mons. Angelo Panzetta è un uomo dalla sorprendente umanità, vanta un eccezionale curriculum vitae, che gli ha consentito di essere preposto all’Arcivescovato di Crotone – Santa Severina, compito di cui è stato investito da Papa Francesco. Un uomo predestinato che è arrivato al servizio vescovile chiamato per vocazione da Dio fin dalla sua tenera età; quando, per prendersi beffa del suo parroco, in compagnia dei suoi amici più stretti, dormì tutta la notte sull’altare della chiesa parrocchiale. Dio chiama secondo un suo disegno. Con il profumo di Cristo e l’odore delle pecore, il vescovo Mons. Panzetta, arriva a Crotone pieno di speranza e di fiducia in Dio, adottando il modello ministeriale di Papa Francesco, cioè in continuazione della vita e dell’azione di Cristo; “svuotarsi” da se stessi per lasciare che Cristo, Buon pastore e Sacerdote delle nostre anime, riempia pienamente quel vuoto. Bisogna uscire da sé per conformarsi a Cristo. Non sarà facile, ma con l’aiuto di Dio, Mons. Angelo Panzetta saprà, sicuramente, rivalutare questa terra diocesana martoriata, con l’olio della gioia, con il profumo di Cristo che guarisce e conforta e rallegra il cuore, e che deve giungere attraverso il vescovo «nelle “periferie” dove c’è sofferenza, dove c’è cecità che desidera vedere, dove ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni». Il Vescovo è una figura importante per il cristiano; è una figura essenziale per la chiesa crotonese che attende una nuova rinascita; Mons. Angelo Panzetta, come ha fatto da sacerdote dovrà «dare la vita per le pecore» e «perdere la vita». Soltanto così potrà condurre i fedeli a lui affidati alla vita vera, la vita «in abbondanza» (Giovanni, 10, 10); «dare la vita» è la caratteristica essenziale del vero pastore. Gesù lo ripete per tre volte nel Vangelo e alla fine conclude dicendo: «per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso» (Giovanni, 10, 17-18). La figura e il servizio del Vescovo sono fondamentali per la vita ecclesiale e sociale di un territorio e, partendo dal passo evangelico di Gv.21,15-19, dove la missione pastorale che Gesù affida a Pietro non va intesa in senso esclusivo, ma è estesa sicuramente a tutti i capi della Chiesa. In particolare, ogni vescovo non cessa di rivivere in prima persona questa scena evangelica. Il rapporto pastore-gregge è un tema biblico ricchissimo che percorre l’Antico e il Nuovo Testamento. Come non ricordare Ez.34 e il Sal. 23? «Il Signore è il mio pastore. Non manco di nulla!». In questa luce siamo in grado di cogliere il significato e la portata dell’incarico pastorale che Gesù affida: «Pasci le mie pecorelle». Il compito di un Vescovo è prima di tutto quello di annunciare il Vangelo. La figura del Vescovo deriva in tutti i sensi dagli apostoli, i compagni di Gesù, coloro i quali vissero al suo fianco il breve tempo della sua vita mortale e che da lui ricevettero il compito di predicare la Parola e testimoniare il Suo messaggio nel mondo. Se il modello pastorale di Mons. Panzetta sarà quello di Papa Francesco, allora sarà quello di dare la vita per Cristo e per le pecore, uscire da sé stessi, fidarsi pienamente della parola di Gesù dal momento stesso dell’imposizione delle mani e dell’unzione fino all’ultimo sospiro della vita. Non sarà un intermediario, un gestore, ma un pastore con «l’odore delle pecore». L’Arcivescovo Panzetta sarà il presule di una realtà, di un territorio diocesano fermo, seduto, bloccato che non costruisce senso di comunità da molti anni. Una società fragile, debole, frastagliata, che non ha sviluppato appieno il senso della dignità e dell’appartenenza. Una società che vive un blocco politico e culturale ormai da più di un ventennio. Tutti i dati, poco gratificanti, confermano che Crotone e la sua provincia, non è solo l’ultima città del Paese, ma anche tra le ultime delle Regioni d’Europa; Crotone “malata”, afflitta da un’infinità di problemi che la politica non appare in grado di affrontare. Assediata dalla problematica dello sviluppo mancato e della riconversione industriale che non ha mai visto gli albori; assediata dalla mancanza di lavoro, nascondendo l’esodo delle nuove generazioni che stanno abbandonando la propria terra; le morti silenziose di cancro frutto di un intossicamento collettivo perpetrato ai danni di una collettività che disconosceva i danni di 70 anni di industria chimica e metallurgica. Un compito pastorale arduo ma bello perché, per i credenti, è fonte di gioia profonda riconoscere nella persona del Vescovo il Signore Gesù; scoprire, essere consapevoli che nel rapporto col Vescovo hanno la grazia incalcolabile di vivere un rapporto vero con Cristo: «Nella persona dei Vescovi, assistiti dai sacerdoti e dai diaconi, è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo pontefice sommo… per mezzo dell’eccelso loro ministero predica la parola di Dio a tutte le genti e continuamente amministra ai credenti i sacramenti della fede…. dirige e ordina il popolo del N.T. nella sua peregrinazione verso l’eterna beatitudine», come recita la Lumen Gentium n. 21. Questi pastori, scelti a pascere il gregge del Signore, sono ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio (Cfr 1 Cor 4,1)…» Esiste una nuova “questione Crotone”. È il nuovo Arcivescovo lo sa bene. Quali sono le possibili vie d’uscita per restituire dignità e splendore a una realtà tra le più belle della Calabria? I cattolici crotonesi sono una delle risorse e delle speranze di questa realtà, e il nuovo vescovo dovrà stimolarli a sviluppare di più un senso comunitario, affinché possano dar vita nelle parrocchie ad associazioni, gruppi, volontariato a servizio del bene comune. Pur con tutti i limiti evidenti che mostra la Chiesa crotonese, non mancano infatti le parrocchie chiuse in se stesse, un cattolicesimo un po’ egoista o borghese, sacerdoti invecchiati; la venatura comunitaria che attraversa il cattolicesimo locale può ancora fare la differenza. In positivo. Si tratterebbe semmai di chiamare i cattolici che vivono in diocesi a un rinnovato senso di responsabilità civica e di protagonismo sociale e politico che può portare grande valore aggiunto alla città. Mons. Panzetta sa bene che i fedeli sono di Cristo, sua proprietà. Non sono di questo o di quel vescovo, di questo o di quel prete. E’ Cristo, il Signore, il Pastore del gregge. Gesù non lo affida ad altri abdicando alla propria responsabilità. Non cede il suo compito ad altri. Ma partecipa il suo servizio ad altri, i quali lo rappresenteranno, agiranno in suo nome: non nel senso che agiranno al posto di Cristo, ma nel senso che Lui continua ad agire oggi attraverso di loro; nel senso che essi sono sacramento di Cristo, cioè segno e strumento della sua presenza e della sua azione nella Chiesa e nel mondo. E’ Lui l’agente principale, che essi rendono presente e visibile (Cfr “in persona Christi”). “Sono felice – ha detto il nuovo arcivescovo di Crotone – Santa Severina nel discorso di ringraziamento durante la sua ordinazione vescovile – di essere stato chiamato al ministero episcopale in questa stagione della vita della Chiesa caratterizzata da tanta complessità ma anche da molte opportunità per chi vuole rendere testimonianza della speranza che è fiorita nella Pasqua di Cristo”. Sa bene, Monsignor Angelo Raffaele Panzetta, che il compito affidato da Papa Francesco è arduo per questo le sue parole: “Vengo come testimone di speranza”, sono piene di “passione positiva per il futuro”. Consapevole delle difficoltà che lo attendono, Monsignor Panzetta si è detto “certo di poter contare sulla collaborazione leale di un presbiterio consistente, generoso e qualificato. E nel popolo, che si caratterizza per quella bellezza spirituale che risiede una vita nella fede, nella carità e nella speranza, nonostante le difficoltà sociali che sembrano talvolta insormontabili”. Monsignor Panzetta ha lanciato un messaggio di speranza: “la nomina del nuovo vescovo è un evento di grazia, dono di Dio per la Chiesa e per i crotonesi”, e un messaggio di cambiamento: “Io verrò nella nostra diocesi, cercherò di essere un vescovo dono, cercherò di esserlo con tenacia, senza risparmio. Sono stato un prete felice e vorrei essere un vescovo felice, per poter portare ovunque la gioia del Vangelo”.

di Salvatore Barresi – Diacono – sociologo economista