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Crotone: l’Accademia sentenzia “Crotone non è una destinazione turistica”

Da questa testata abbiamo raccontato più volte i traguardi accademici e di caratura internazionale del Professor Fabio Carbone, docente di “Turismo e beni culturali” presso l’Universita di Coventry nel Regno Unito. Proprio dando seguito a questi articoli il Lions Club Crotone Host lo ha invitato a relazionare sulla situazione crotonese rispetto al turismo, nel convegno “Crotone: archeologia e turismo volani di sviluppo?”.
Probabilmente l’analisi del prof. Carbone non è stata proprio quella attesa, sia dagli organizzatori, che per bocca del presidente Giancarlo Sitra si è detto sconcertato da quello che aveva letto in anteprima, sia per i partecipanti al convegno, che forse si son resi conto che la situazione non è rosea per niente.
La relazione è tecnica, redatta e presentata da un tecnico, per cui non c’è influenza sentimentale legata alle origini, è stata pensata e studiata attraverso la profonda conoscenza del territorio e dall’analisi del web, strumento essenziale dei flussi turistici, confrontando le variabili del caso con altri siti turistici rilevanti. La slide d’esordio non lascia scampo a fraintendimenti: “CROTONE NON E’ UNA DESTINAZIONE TURISTICA”! L’argomentazione si rifà ad un retaggio culturale radicato e difficile da rimuovere dalla testa dei crotonesi, una “terribile eredità socioculturale” – la definisce Carbone – che ha legato la città non alla valorizzazione dei beni culturali ricchissimi del territorio, ma all’industria, scelta scellerata che si è dimostrata in seguito fallimentare e devastante dal punto di vista ambientale. L’idea che il lavoro ci debba essere calato dall’alto è rimasta legata all’idea di sviluppo della popolazione, tant’è che si acclamava, pochi anni fa, ad Europaradiso, sappiamo tutti come andò a finire. “Noi non apprezziamo il nostro territorio, noi aspettiamo l’Israeliano che ci porta il lavoro… i crotonesi non meritano di avere un futuro come camerieri al bar, meritano un futuro da persone che gestiscono il territorio come vogliono loro e non come ci vengono a dire gli altri…. Non è la povertà economica che bisogna curare ma bisogna recuperare da questa eredità socioculturale”.
Parlare di turismo significa innanzi tutto pianificazione, programmazione, mettere in campo una serie di risorse economiche e umane che possano sviluppare un piano a lungo termine che porti il territorio ad essere pronto all’accoglienza di un flusso costante di persone, che si muovono da ogni parte del globo per ammirare e venire a toccare con mano i resti di un passato glorioso. Per definire un luogo “destinazione turistica” bisogna che ci sia la coesistenza delle quattro A: Accesibilità, Attrazioni turistiche, Alloggiamenti, Attività; e poi la più importante di tutte, la E di EDUCAZIONE! Parte tutto dall’educazione all’accoglienza, al saper parlare almeno un’altra lingua, ad avere attrazioni turistiche ben organizzate, con guide specializzate, con percorsi ad hoc. Basta fare una banale ricerca su un motore di ricerca qualsiasi per rendersi conto che Crotone non ha una uniformità di simboli, non ha siti di riferimento per chi viene da fuori, difficilmente raggiungibile, e dopo aver superato tutte le difficoltà iniziali per arrivarci, è in uno stato di abbandono totale!
Crotone può diventare una destinazione turistica, bisogna essere lungimiranti, programmare da qui a dieci/quindici anni uno sviluppo sostenibile basato sui beni culturali e ambientali. Le piccole e brevi iniziative che nascono e muoiono nel giro di poco tempo non fanno turismo, hanno l’effetto esattamente opposto. Bisogna investire in formazione degli operatori culturali del territorio, affidarsi a tecnici specializzati e, dulcis in fundo, bisogna che ci sia una condizione di pace. Crotone non è certo in guerra, ma le notizie che saltano agli onori della cronaca sono spesso legati a fatti di criminalità organizzata, e questo è il primo deterrente perché ci sia una destinazione turistica.
Crotone può farcela, ma non si può improvvisare, bisogna farsi aiutare da esperti del settore per poi camminare con le proprie gambe.
Fabrizio Carbone