Un momento di profondo raccoglimento, fede e corale vicinanza istituzionale ha avvolto la Chiesa della Beata Maria Vergine del Rosario di Pompei a Crotone in occasione delle celebrazioni per San Michele Arcangelo, Santo Patrono della Polizia di Stato. Una cerimonia densa di emozione e significato, resa ancora più solenne dalla presenza delle reliquie del Beato Carlo Acutis e dalla partecipazione unanime delle massime autorità del territorio: dal Procuratore della Repubblica Domenico Guarascio al Viceprefetto Ester Libertini, dal Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri Colonnello Dario Pini al Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Colonnello Paolo Benedetto Toma, insieme ai numerosi sindaci della provincia, i consiglieri regionali Elisabetta Barbuto e Sergio Ferrari, ad alcuni esponenti della Giunta comunale di Crotone e ai rappresentanti del mondo associativo e imprenditoriale.
A guidare la riflessione spirituale è stato il Vescovo di Crotone-Santa Severina, S.E. Mons. Alberto Torriani, che ha preso le mosse dalle visioni simboliche del Libro dell’Apocalisse per offrire una lettura profonda ed empatica del servizio svolto dagli agenti.
Dalla guerra nei cieli tra l’Arcangelo Michele e il “serpente antico”, il presule ha tratteggiato la natura subdola del male: «Il male non arriva sempre facendo rumore — ha evidenziato Mons. Torriani —. A volte minaccia, altre volte seduce; convince lentamente che una cosa sbagliata, in fondo, non sia poi così sbagliata. C’è un degrado sociale che siete chiamati ogni giorno a combattere: è il drago della sopraffazione, di chi pensa che la forza possa sostituire il diritto. Voi incontrate questo drago nelle strade, nelle indagini, nelle pattuglie ordinarie. Voi custodite il bene comune, quello spazio che non appartiene a un singolo perché appartiene a tutti».
Il Vescovo ha poi rivolto l’attenzione sulla necessità di una costante vigilanza interiore per sconfiggere insidie altrettanto pericolose: «Esiste anche un drago interiore che non ha sette teste, ma forme quotidiane: la superficialità, la mancanza di professionalità, il menefreghismo e l’invidia. L’Apocalisse chiama il diavolo “colui che divide”: la battaglia è duplice, fuori e dentro di noi». Concludendo con una confidenza personale, il presul ha aggiunto: «Quando incrocio una volante della Polizia, la sensazione spontanea è quella di sentirmi custodito. Chi è dentro non conosce il mio nome, ma la sua presenza mi dice che qualcuno sta vegliando. Questa è la forma più bella del servizio pubblico: custodire anche chi non conoscerete mai».
La funzione ha vissuto uno dei suoi momenti di più intensa partecipazione emotiva con la recita corale della solenne Preghiera a San Michele Arcangelo, declamata dagli uomini e dalle donne in divisa a conferma della propria missione al servizio della comunità.
A questa intensa invocazione si è poi intrecciata un’emozionante preghiera cantata, una composizione musicale che ha tradotto in note l’umanità intima e profonda di chi indossa la divisa. Il brano ha raccontato la notte di un poliziotto che, al termine del turno, sogna un mondo nuovo e affida al Signore le proprie speranze, chiedendo forza, guida e protezione per continuare ad affrontare ogni giorno le fragilità, i pericoli e le responsabilità del proprio cammino al fianco dei cittadini.
Al termine della funzione, il Questore di Crotone, Renato Panvino, ha preso la parola per rivolgere un accorato e commosso indirizzo di saluto alla città e ai suoi uomini.
«La Polizia di Stato non è di qualcuno, non è di una parte e non è di una categoria: la Polizia di Stato è di tutti i cittadini. È della persona che chiede aiuto, del bambino che deve poter crescere in sicurezza, dell’anziano che non deve sentirsi solo e della vittima che cerca protezione e giustizia. Essere poliziotti significa assumersi ogni giorno una responsabilità che non si misura soltanto nei grandi risultati investigativi, ma nei gesti quotidiani: una parola di conforto, un intervento tempestivo, una porta aperta, un ascolto attento».
Il Questore ha ricordato con orgoglio l’episodio emblematico avvenuto soltanto pochi giorni fa nelle vie del centro cittadino, dove cinque poliziotti sono intervenuti per fermare un aggressore:
«Voglio ricordare i cinque poliziotti che hanno fermato in centro un cittadino extracomunitario senza l’uso delle armi e che, nonostante siano rimasti feriti, lo hanno persino protetto dal linciaggio dei presenti. La nostra divisa rappresenta l’autorità dello Stato, ma ancora prima deve rappresentare la vicinanza dello Stato alle persone. Difendere la legalità significa affrontare l’illegalità senza mai dimenticare l’umanità di chi abbiamo davanti».
Un passaggio solenne e intriso di commozione è stato poi dedicato alla memoria dei caduti in servizio: «Mi inginocchio dinanzi a coloro che hanno dedicato la vita al Paese e hanno pagato il sacrificio più grande. Alle loro famiglie va il nostro abbraccio e la certezza che il loro sacrificio non verrà mai dimenticato».
Seguici anche sul nostro canale
Telegram




































