Attualità

Crotone, Istituto Sant’Anna: Nuovi orizzonti nella terapia nutrizionale dei pazienti cerebrolesi

Dare continuità e omogeneità al percorso terapeutico dei pazienti con gravi lesioni cerebrali, a partire dal primo intervento, dall’urgenza della Rianimazione, passando attraverso la Riabilitazione e fino al domicilio. Tutto con l’obiettivo di offrire al paziente maggiori e migliori possibilità di tornare ad una vita sociale e produttiva quanto più simile a quella che conduceva prima del danno cerebrale.
È con questo obiettivo che l’Istituto S. Anna di Crotone organizza ormai da diversi anni un appuntamento annuale che mette a confronto medici ed infermieri di Rianimazione e di Unità intensive con medici ed operatori della Riabilitazione.
Quest’anno, in collaborazione con Abbott nutrition, la due giorni ha avuto per tema “Nuovi orizzonti nella terapia nutrizionale nei pazienti gravi cerebrolesi”.
“L’Istituto S. Anna – spiega l’amministratore unico della struttura Giovanni Pugliese – è una struttura di riabilitazione avanzata per i gravi cerebrolesi, alla quale i pazienti giungono dalle Rianimazioni di tutto il mezzogiorno. Pensiamo, quindi, che sia importante parlare tutti la stessa lingua, conoscersi bene reciprocamente, uniformando il linguaggio tra tutti i soggetti che fanno parte della catena di Rianimazione e Riabilitazione dei pazienti, perché siano accolti e gestiti in maniera uniforme dal punto di vista clinico in tutto il loro percorso”
Sul “Continuum terapeutico” l’Istituto crotonese ha sempre puntato moltissimo, convinto (con evidenze scientifiche a dimostrarlo) che un percorso assistenziale multidisciplinare e una riabilitazione precoce portino il paziente cerebroleso a recuperare più in fretta e con esiti migliori.
“Questi incontri – spiega il direttore sanitario del S. Anna Paolo Scola – che noi facciamo ogni anno con i rianimatori del meridione, nascono dalla necessità di capire quali sono le attività svolte nelle Unità intensive, nell’acuto, prima che i pazienti arrivino al S. Anna. E viceversa, spiegare ai rianimatori qual è il percorso successivo al loro, quello che per esempio noi svolgiamo qui. È un confronto importante, un modo per capirsi meglio, per evitare ricoveri impropri e per il bene del paziente, per uniformare il percorso che inizia nella fase acuta, prosegue con la riabilitazione e fino al domicilio”.
“Parlare lo stesso linguaggio è importantissimo – ha aggiunto prof. Pietro Carideo, responsabile dell’Uos Nutrizione artificiale Aorn Caserta – quello del S. Anna è uno dei pochissimi esempi in Italia di scambio costante di informazioni tra uomini che operano in emergenza (i rianimatori) e i riabilitatori, e noi da anni collaboriamo con loro. Il rianimatore ha come focus salvare la vita al malato, ma oggi è importante anche consegnare a chi si occupa della riabilitazione successiva un paziente che sia il più possibile “potenzialmente riabilitato” e quindi recuperabile alla vita produttiva e sociale: per motivi etici e sociali, ma anche economici. Quindi è importante sedersi allo stesso tavolo rianimatori e riabilitatori, per reciproci scambi di conoscenze. Un lavoro interdisciplinare che sta dando frutti anche nella letteratura scientifica. Questo è il futuro”.
Infine il prof. Massimo Pezza, direttore dell’Uoc di Terapia intensiva e Rianimazione dell’ospedale San Gennaro di Napoli, ha fornito il suo parere autorevole sulla domiciliarizzazione degli ammalati: “Porta benefici evidenti sia per le famiglie che per i pazienti, ma alleggerisce anche il carico sulla sanità. È utile sia in campo neurologico, che è quello che fanno al S. Anna con il progetto Oberon che, per esempio, per quello che facciamo noi a Napoli, vale a dire la nutrizione artificiale domiciliare. Se riusciamo a mettere insieme tutte le figure professionali, come accade qui periodicamente, riusciremo ad accrescere i benefici per ammalati, famiglie e strutture sanitarie”.
La due giorni del S. Anna è stata valida anche come Corso Ecm