Cronaca

Crotone, inchiesta “Tisifone”: chiesti 300 anni di carcere per 19 imputati , in due scelgono il rito ordinario

Sono circa 300 gli anni di carcere chiesti dal PM Paolo Sirleo della DDA di Catanzaro per i 19 imputati nel processo scaturito dall’indagine chiamata in codice “Tisifone”.

Come si ricorderà, nell’operazione eseguita a dicembre del 2018, la squadra Mobile e il Servizio Centrale Operativo arrestarono 23 persone appartenenti a vario titolo alle cosche Nicoscia, Arena di Isola Capo Rizzuto, cosche di Petilia Policastro e Papanice.

I 19, giudicati con rito abbreviato, rispondono a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, detenzione illegale di armi, tentato omicidio, rapina, illecita concorrenza con minaccia.

In particolare, il Pm ha chiesto: 12 anni per Salvatore Arena; 16 anni per Tommasino Ierardi; 10 anni e 8 mesi per Seyum Brook Asrat; 16 anni per Rosario Curcio; 14 anni per Gianfranco Calabretta;
20 anni di carcere sono stati chiesti per Salvatore e Antonio Capicchiano, Luigi Manfredi detto “Macchietta” e Antonio Nicoscia, detto “Mulinello”; 16 anni per Orlando Capicchiano; 12 anni per Giuseppe Giardino, Antonio Manfredi, Francesco Macrillò, Giovanni Muccari; 10 anni e sei mesi per Antonio Lentini; 10 anni per Antonio Nicoscia; 16 anni e 8 mesi per Santo Claudio Papaleo; 10 anni per Carmine Serapide; 16 anni per Rocco De Vona.

Giuseppe e Antonio Gentile hanno invece optato per il rito ordinario.

Il prossimo 31 gennaio avranno inizio le discussioni dei difensori, nel cui collegio compaiono i nomi degli avvocati Antonella Canino, Stefano Nimpo, Salvatore Staiano, Gianni Russano, Francesco Severino, Tiziano Saporito ed Enzo Galeota.

L’articolata indagine svolta dai poliziotti della Squadra Mobile di Crotone con gli investigatori del Servizio Centrale Operativo, ha fatto luce sulle nuove dinamiche criminali operanti sul territorio di Isola di Capo Rizzuto venutesi a creare a seguito delle operazioni di polizia che hanno colpito quel territorio e in particolare l’operazione Jonny svoltasi nel maggio 2017 che ha colpito decine di persone riconducibili al locale di ‘ndrangheta degli ARENA di Isola di Capo Rizzuto tra cui gli stessi vertici della cosca. L’indagine svolta ha permesso di entrare nel cuore del territorio isolitano disvelando le nuove alleanze, i nuovi equilibri che si sono venuti a creare o che si stavano creando all’interno del comprensorio isolitano, ma soprattutto ha fatto emergere le nuove tensioni che, dopo i numerosi arresti operati, stavano emergendo dettati dalla volontà di imporre il proprio potere e controllo su Isola. In particolare sono emersi due fronti contrapposti, da un lato i CAPICCHIANO, con a capo CAPICCHIANO Salvatore, desiderosi di affermare il loro monopolio nella gestione del lucroso settore delle gioco illegale mediante l’imposizione e la gestione delle loro slot machine in diversi bar ed esercizi commerciali, dall’altro i NICOSCIA con al vertice NICOSCIA Antonio, figlio di NICOSCIA Pasquale alias Macchietta, i MANFREDI e i GENTILE non concordi su tale esclusività e sulla ascesa totalizzante e non condivisa dei CAPICCHIANO. La conseguenza di questi attriti è stata un’escalation di violenza che ha visto entrambe le parti contrapposte in diverse occasioni ipotizzare pianificare degli omicidi ai danni della fazione opposta sventati dall’intervento della polizia. Infatti, proprio la pianificazione di questi gravissimi reati ha portato all’accelerazione dell’indagine con l’adozione di un provvedimento di fermo e al conseguente arresto nei confronti dei soggetti sopra elencati. L’indagine ha consentito peraltro di documentare anche i rapporti con le diverse famiglie di ‘ndrangheta e in particolare con la cosca Megna di Papanice e con le cosche del petilino. In particolare, si sono documentati non soltanto “affari” tra i NICOSCIA la cosca Megna ovvero l’estorsione e l’imposizione di un servizio di sicurezza e guardiania ai danni di un noto locale sito a Le Castella, ma, cosa assai importante e alquanto preoccupante, anche la celebrazione di diversi riti di affiliazione, finalizzati al rafforzamento delle file della cosca, che hanno visto partecipare o “portare in copiata” secondo precisi rituali, i vertici (GRANDE ARACRI, ARENA, GENTILE, LENTINI) delle cosche del crotonese, tra cui i Megna, e del petilino.