Attualità

Crotone, “Imputato a vita? No, Grazie” : lettera aperta dell’avvocato Aldo Truncé

Riceviamo e pubblichiamo

Imputato a vita? No, Grazie!
Per una settimana intera, in Italia, non verranno celebrati processi penali.
Questo non accadeva da tempo.
E’ una forma di protesta drastica, ma necessaria, per dire “NO” a processi interminabili.
E’ questo infatti il risvolto più concreto della legge n. 3/2019 che ha abolito la prescrizione dopo il processo di primo grado e che sarà in vigore dal 1 gennaio 2020.
Per i non addetti ai lavori non è facilissimo comprendere cosa voglia significare l’abolizione della prescrizione.
Lo slogan del Governo che ha introdotto questa riforma è stato “mai più delinquenti senza
condanna”, ma al di là dei proclami populistici, questa legge certamente non farà aumentare le
condanne definitive per i colpevoli.
La riforma impedisce che una condanna emessa in primo grado venga travolta da una sentenza di
prescrizione nei gradi successivi, ad un prezzo, però, altissimo.
Bisogna considerare che oggi – a riforma non ancora efficace – la metà dei processi di appello
durano oltre il limite stabilito dalla Legge Pinto, che indica una soglia di durata ragionevole, oltre la quale l’imputato ha diritto di chiedere allo Stato Italiano un risarcimento per l’irragionevole durata del processo.
Questo accade oggi, quando il “pericolo” della prescrizione accelera la durata dei processi in
appello, sicché la risposta della giustizia, arriva in ritardo per metà dei processi in corso.
Cosa accadrà quando non ci sarà più la prescrizione a scandire la fissazione delle udienze in appello ed in Cassazione?
I processi saranno catastroficamente ancora più lunghi, perché i Giudici non avranno alcuna fretta
di emettere sentenza in un procedimento, che, sulla carta potrebbe anche non finire MAI.
A pagarne le conseguenze saranno gli imputati innocenti, ma soprattutto le vittime di reato che
potranno avere una risposta definitiva dopo molti anni dalla commissione del reato.
Di converso i Giudici di primo grado, gli unici a doversi confrontare con la mannaia della
prescrizione, avranno fretta di arrivare alla sentenza, con il rischio di istruire processi para-sommari.
Noi avvocati penalisti siamo consapevoli che la giustizia è un gigante malato, ma siamo altrettanto
coscienti del fatto che una malattia non si cura cancellando l’unica garanzia – la prescrizione,
appunto – che oggi consente di avere una risposta efficace in termini di tempo accettabili.
Se si vuole migliorare un sistema ancora poco efficiente, non si deve intervenire su un baluardo
certo di legalità, che è il presidio della prescrizione, ma bisogna agire su fronti strategici,
implementando le risorse, digitalizzando il processo penale, depenalizzando reati bagatellari,
diminuendo i casi di procedibilità d’ufficio.
Tante sono le vie da percorrere, ma questa legge sembra invece mettere un cancello, un divieto di
passaggio proprio all’imbocco dell’unica strada che consente attualmente di arrivare alla sentenza
certa ed irrevocabile in tempi sì patologici, ma ancora accettabili.
Perché se in primo grado oggi sono stato giudicato colpevole ingiustamente, posso dimostrarlo con
un processo d’appello in tempi definiti.
Domani, invece rischierò un calvario in un tempo indefinito.
Ecco perché dico: Imputato a vita? No, grazie.
Avv. Aldo Truncè