Cultura & Spettacolo

Crotone, è nato il Team Terra di Mezzo: gli studenti del Ciliberto si occupano di monitoraggio civico e beni confiscati

Il Team Terra Di Mezzo, composto da alcuni ragazzi dell’istituto Tecnico Trasporti e Logistica “ Mario Ciliberto” di Crotone, nell’ambito del progetto “A Scuola di Opencoesione”, ha deciso di monitorare il progetto “Libera Terra Crotone”, occupandosi così di beni confiscati al clan degli Arena nel territorio di Isola Capo Rizzuto .
Il nome del team, Terra di Mezzo, vuole essere evocativo. In una società, quale è quella calabrese, nella quale rispetto al fenomeno mafioso si è, spesso, o complici o indifferenti, si ha la voglia di sentirsi cittadini di una terra di mezzo della legalità che resiste e combatte. Vogliono questi ragazzi vivere la loro terra “liberi di crescere liberi, è questo, infatti, l’hashtag che hanno ideato per rappresentare al meglio il percorso intrapreso. In un contesto sociale difficile quale è quello calabrese, di fondamentale importanza è per loro incontrare l’altro, confrontarsi con associazioni, magistrati, forze dell’ordine, cittadini, studenti, con quanti rappresentano, quindi, un presidio di lotta e sicurezza nel territorio calabrese e soprattutto crotonese, come la cooperativa sociale Terre Joniche .
Gli studenti hanno visitato la sede della Cooperativa Terre Joniche in località Cardinale e una parte dei territori confiscati agli Arena in località Cepa, luoghi meravigliosi di pace e legalità, la prova provata che un modello diverso è possibile, la dimostrazione che il lavoro e il bene pubblico possono prevalere sulle logiche del malaffare ‘ndranghetistico. La cooperativa Terre Joniche è una scommessa che non possiamo permetterci il lusso di perdere- ribadiscono- nessuno di noi, nessun cittadino perché è un presidio di legalità in un territorio difficilissimo che ha avuto la fortuna di conoscere la volontà caparbia e la dedizione di Umberto Ferrari, segretario regionale di Libera, di Raffaella Conci e degli altri soci della cooperativa.
Forse, una terra che dimentica troppo in fretta il bene ricevuto dovrebbe intraprendere un percorso di riappropriazione della propria identità per poter scrivere le pagine di una nuova storia le cui parole d’ordine siano trasparenza, legalità, convivenza civile, coesione europea.
Qualcuno potrebbe chiedersi quale sia il punto di contatto fra una indagine sulla ‘ndrangheta e le politiche di coesione europee, politiche che puntano al riallineamento di aree e territori marginali che devono convergere con ciò che è la realtà economica e sociale dell’Europa unita. In Calabria esiste un problema diffuso. In buona parte della regione il territorio è, di fatto, controllato dalla ‘ndrangheta, soprattutto per quanto riguarda aree agricole, zone dismesse, rifornimenti idrici e smaltimento dei rifiuti, tutti elementi che concorrono al conseguimento dell’ obiettivo convergenza. In Calabria e nelle regioni del sud in cui sono presenti le mafie, è strategico per l’Unione Europea conoscere quale sia la realtà della situazione. Questo insieme di problematiche può essere affrontato solo se si costruisce una narrazione alternativa al comodo silenzio che, purtroppo, investe istituzioni pubbliche e private. Da studenti credono che lo strumento principale di investigazione sia esclusivamente quello del data Journalism, perché capace di opporre l’efficacia dei dati a narrazioni complici e omissive. Come team di ricerca iniziano oggi e proseguiranno nei prossimi anni, incontrando persone e testimoni capaci di diffondere storie e modelli in grado di cambiare le prospettive. Questo perché dopo decenni è arrivata l’ora che i fondi comunitari siano per la Calabria uno strumento per raggiungere un obiettivo certo, la convergenza e non un bene di consumo divorato da pochi e incapace, quindi, di produrre il bene comune.

Il contrasto alle mafie non può poggiare solo sull’aspetto repressivo. Le mafie si combattono opponendo al silenzio la parola. Per questo motivo hanno deciso di creare una web radio, “RadioRaid”( disponibile sui principali canali di distribuzione/musicali come Spotify), per raccontare che esiste un’altra Calabria, la Calabria della brava gente, la Calabria degli onesti, la Calabria che ha bisogno dello Stato, la Calabria che lotta e si dispera, la Calabria coraggiosa che combatte anche quando è sola, perché una contronarrazione urge in questa terra da rifondare e la rifondazione deve partire dai ragazzi.
Se si vuole contare bisogna iniziare a camminare. Loro hanno iniziato perché vogliono essere #LIBERIDICRESCERELIBERI”.