Cronaca

Crotone: Decreto Sicurezza e Immigrazione, preoccupazioni e proposte del terzo settore

Il Comitato Reti SPRAR della Provincia di Crotone, composto da: Cooperativa Agape Cooperativa Agorà Kroton Cooperativa Baobab Cooperativa Kroton Community Prociv ARCI Isola Capo Rizzuto
si sono ritrovati, questa mattina, nella sala Borsellino della Provincia di Crotone, analizzare il Decreto Sicurezza e immigrazione unitamente ad altre associazioni che operano nel terzo settore che hanno aderito all’iniziativa, quali: ARCI Provinciale Legacoop Sociale Associazione I Sentinelli di Crotone MGA Ass. Forense Nazionale Associazione Terra e libertà Associazione Volontari di Strada.
Un incontro nel corso del quale sono emerse le preoccupazioni in relazione all’attuazione del
 decreto, che mette a rischio i Centri Sprar.
Ad essere premiati, si è sostenuto a più riprese, saranno i grossi centri di accoglienza. Il migrante non avrà più un permesso, non avrà più diritto ad affittarsi una casa, a trovare un lavoro e di conseguenza sarà costretto a nascondersi, per evitare la chiusura nei grossi centri.
Una preoccupazione di non poco conto poiché viene smantellato un sistema di accoglienza che ad oggi ha dato risultati positivi, alle località che hanno accolto i centri e ai migranti che ne hanno fatto parte.
Dal decreto Sicurezza e Immigrazione – si è sostenuto nel corso del confronto – deriveranno soltanto maggiore insicurezza sociale per gli italiani, causata da una popolazione migrante già presente in Italia che diverrà invisibile, e soprattutto maggiori costi su un bilancio dello stato che già oggi non è in grado di dare risposte adeguate agli italiani in forte difficoltà economica. A seguito dell’approvazione del Decreto Sicurezza e Immigrazione, avvenuta ieri dal Senato, esprimiamo preoccupazione per le conseguenze che deriveranno in virtù dello smantellamento del sistema di accoglienza e integrazione finora attuato anche attraverso la rete Sprar. Siamo fiduciosi – sostengono i componenti della rete Sprar – che prosegua il confronto tra Governo e ANCI sul tema dei flussi migratori e dell’accoglienza, per trovare una mediazione che eviti le pesanti ripercussioni che deriveranno dall’applicazione di politiche che non tengono in nessuna considerazione la realtà dei numeri degli stranieri in Italia. Il rimpatrio dei quasi 500.000 stranieri irregolari presenti nel territorio italiano (stime 2017, fonte Fondazione Ismu) se attuato al ritmo attuale richiederà 80 anni: mancano accordi di rimpatrio con molti dei paesi di provenienza e se pur si aumentasse di dieci volte la velocità di espulsione serviranno 8 anni. Nel frattempo mezzo milione di persone vagherà senza alcuna possibilità di accesso ai servizi di base, senza poter accettare lavoro regolare, entrando nella zona grigia della clandestinità con il rischio che diventi manodopera a buon mercato per la criminalità. Un effetto immediato sarà un aggravio dei costi dei sistemi di welfare territoriale: le amministrazioni comunali da stime ANCI sosterranno 286 milioni di euro l’anno per i costi assistenziali legati ai migranti con forte disagio sociale ed ai nuclei familiari con minori, che inevitabilmente si troveranno per strada. Immaginare una risposta repressiva non è priva di conseguenze sul bilancio dello stato. Ogni detenuto in Italia costa 50.000 € l’anno, per cui se si intendesse aumentare la capacità del sistema penitenziario nazionale si dovrebbe quanto meno raddoppiarlo. Attualmente si attesta poco al di sotto dei 60.000 posti, duplicarlo per contenere gli irregolari che potrebbero dedicarsi ad attività criminali comporterà 3 miliardi di euro per anno. La presenza di una popolazione irregolare che vive in condizioni di povertà avrà inevitabili conseguenze in termini di maggiore ricorso a cure sanitarie, tenendo conto che il costo giornaliero medio di un ricovero è di 750 € è facile comprenderne gli effetti sulla spesa sanitaria. A meno che si pensi di lasciar fuori dagli ospedali i migranti irregolari, aspettando che la natura faccia il suo corso. La nostra proposta, al di là dei valori di solidarietà e dignità della persona divenuti fuori moda, al di là del cinismo e della divisione sociale alimentati da anni di politiche migratorie evidentemente inadeguate, è puntare alla integrazione dei migranti quale soluzione realistica, conveniente e sostenibile.
All’incontro hanno inoltre preso l’Assessore alle politiche sociali della Regione Calabria, Angela Robbe, l’Assessore alle politiche sociali del Comune di Crotone, Alessia Romano e Carmine Maio (Sindaco di Carfizzi).

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