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Crotone: Bisogna fare ancora molto per poter definire la nostra città in sicurezza dal rischio idrogeologico

«Il 14 ottobre del 1996 alle 8 del mattino a Crotone splendeva il sole. Nessuno poteva immagina quello che sarebbe successo poco dopo. Eppure la storia della nostra città è caratterizzata da centinaia di episodi alluvionali, perché per caratteristiche geologiche e meteorologiche il nostro territorio è soggetto a quelli che vengono definiti cicloni mediterranei» queste le parole dell’ingegnere Antonio Bevilacqua che in modo semplice e chiaro ha spiegato, nel convegno organizzato dall’Ordine provinciale degli ingegneri venerdì 14 ottobre, che episodi come quello accaduto nel 1996 sono successi e si ripeteranno ed il problema non è quanta acqua, in poco tempo, si abbatte sul territorio, ma quando l’uomo è in grado di proteggere la sua vita e quella degli altri.
I lavori erano iniziati con i saluti istituzionali del preside dell’Istituto Lucifero, scuola che ha ospitato il convegno e che ha partecipato alla realizzazione della giornata. Poi la parola era passata al prefetto Vincenzo De Vivo il quale ha spiegato l’importanza dell’informazione nella cittadinanza ma anche la solidarietà dei cittadini, che in momenti luttuosi come quello del 14 ottobre del ’96, si stringono in un unico abbraccio e cercano di andare avanti insieme.
Mentre Vincenzo Mano, presidente dell’ordine, ha spiegato che il ruolo dei tecnici è fondamentale quando si parla di prevenzione e di urbanistica, ha anche precisato che: «Abbiamo voluto organizzare una giornata di ricordo e allo stesso tempo di riflessione, perché tanto ancora bisogna fare per poter definire la nostra città in sicurezza dal rischio idro geologico».
A spiegare ai presenti quali sono le caratteristiche strutturali del suolo crotonese e perché viviamo su un territorio ad alto rischio idrogeologico è stato Severino Schipani, geologo. In pratica Crotone è un territorio caratterizzato da un susseguirli di colline argillose e piccole depressioni che scendono fino ad un metro sotto il livello del mare. I fiumi, che nel restante periodo dell’anno sono piccoli corsi d’acqua, nel periodo estivo-autunnale si ingrossano in maniera esponenziale e la scarsa manutenzione che vi viene effettuata non permette che siano preparati alle cosiddette bombe d’acqua. Inoltre sarebbe opportuno effettuare un imboschimento delle colline argillose per creare situazioni naturali che siano in grado di trattenere l’acqua.
Degno di nota l’intervento del professore Francesco Colomino, docente di idraulica all’Università della Calabria. Colomino, che è stato tra i progettisti che hanno redatto una serie di interventi post 1996, ha illustrato ai presenti parte dei lavori previsti vent’anni e realizzati. Come due vasche di laminazione per la raccolta ed il rilascio lento delle acque reflue, una in località Sant’Anna e l’altra in località Papaniciare. Vasche che non sono sufficienti perché sarebbe opportuno realizzarne una a monte del quartiere di Tufolo ed un’altra che raccolga l’acqua che va a finire nel centro della città.
Dighe, strutture per il filtraggio ed il rallentamento dei corsi d’acqua sono state già costruite lungo il corso degli affluenti dell’Esaro, ma Crotone continua ad allagarsi perché i lavori di prevenzione sono stati interrotti e mai ripresi già da qualche anno.