Cronaca

Coronavirus, l’Ordine dei medici di Crotone denuncia: “Troppi certificati di malattia”

L’emergenza Coronavirus sta facendo registrare sul territorio provinciale di Crotone un numero elevato di persone che decidono di mettersi in malattia.

Lo rende noto l’Ordine dei Medici di Crotone che – si legge in un comunicato stampa – “negli ultimi giorni sta ricevendo segnalazioni da parte di Enti ed Istituzioni circa un sempre più dilagante stato di messa in malattia da parte dei lavoratori della nostra cittadinanza.
L’Ordine, nel raccogliere con spirito di servizio verso la comunità e di rappresentanza della categoria le constatazioni rappresentate, nella comprensibile consapevolezza che lo stato di cose determini una condizione psicologica di particolare stato di allerta, ritiene responsabilmente e per quanto di propria competenza, di rendersi parte attiva nel sollecitare la cittadinanza ed in particolare i lavoratori del settore sanitario, a considerare che tale condizione porta inevitabilmente ad una inconsapevole alterazione della percezione del proprio stato di salute, con inevitabile esaltazione di eventuali condizioni e sintomi magari aspecifici e generici.
Quanto brevemente rappresentato – prosegue il comunicato stampa – può erroneamente indurre i propri medici curanti ad un involontario eccesso di certificazioni di malattia, anche posto che la necessaria prassi del triage telefonico priva il medico di una più approfondita ed obbiettivabile verifica del reale stato di malattia.
E’ a tal proposito che questo Organo sussidiario dello stato e di rappresentanza esponenziale di una categoria che nella nostra provincia ha sempre dato prova di efficienza ed adeguatezza, è chiamato a sollecita i colleghi interessati a continuare a mantenere alto il livello professionale e di appropriatezza soprattutto in termini certificativi.
Siamo consapevoli delle enormi difficoltà cui si è chiamati a svolgere oggi il gravoso ruolo di tutela della salute pubblica, soprattutto in considerazione della mancanza dei famigerati Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) che, maggiormente nell’ambito dell’assistenza territoriale, costringe i sanitari ad esercitare ed a sostenere la battaglia “a mani nude”, correndo i rischi dai risvolti a tutti noti, non da ultimo quello di poter divenire involontari untori di infezione, seppur consci dell’impegno dell’ amministrazione-ASP nel difficile reperimento dei DPI, alquanto limitato a causa delle notorie difficoltà oggettive di disponibilità.
E’ proprio in questi momenti di particolare emergenzialità che i professionisti della sanità siamo chiamati a svolgere l’irrinunciabile ruolo di saper garantire, da una parte, l’assistenza ai cittadini e, dall’altra, il difficile compito di una certificazione di malattia assolutamente legittima ed appropriata.
Non a caso e vale la pena ricordarlo, il personale sanitario è colpito da contagio per 8,6% delle persone infette, il doppio circa rispetto al dato Cinese, così come vale anche la pena ricordare che lo stato di malattia, seppur legittimo, determina inevitabili ricadute sui carichi di lavoro di quanti rimasti presenti sul posto di lavoro, nonché sulla qualità del servizio reso.
In questo difficile momento tutti siamo chiamati a dare il proprio contributo con responsabilità, coraggio e spirito di solidarietà e la mancanza di adeguati presidi di protezione, nostro malgrado, non possono legittimare stati di assenza dal lavoro in “regime di malattia”, per quanto quest’Ordine proseguirà nella sua “silenziosa e composta” opera di monitoraggio e di interlocuzione sulla problematica nel suo complesso.
Siamo tutti una squadra ognuno per il proprio verso.

L’UNITA’ E L’OSSERVANZA RIGOROSA DELLE NORME E DELLE RACCOMANDAZIONI – concludono Il Presidente e il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici – RAPPRESENTANO LA MIGLIORE CURA ED IL VALORE AGGIUNTO NELLA BATTAGLIA DI CONTENIMENTO ALLA PROGRESSIONE DEL CONTAGIO, PER OVVI E NOTORI MOTIVI SOPRATTUTTO NEL NOSTRO TERRITORIO”.