Cronaca

Coronavirus Fase 2, la Calabria riparte ma vieta ai neo papà di entrare in sala parto: lettera aperta di una giovane mamma a Jole Santelli

Uno dei lati tristi della pandemia, per le giovani mamme è stato sicuramente affrontare il parto in solitudine.
In avvio dell’emergenza sanitaria legata al Covid 19, il divieto d’ingresso ai papà nelle sale parto.
Il momento più bello e importante della vita, per ogni giovane coppia, oggi è reso triste da tale decisione.
Eppure, già dallo scorso mese di aprile,in molte regioni ciò è consentito. Purtroppo, tra queste regioni non c’è la Calabria. Nonostante l’avvio della Fase 2, avvenuta ufficialmente ieri 18 maggio, questo diritto ai papà viene ancora negato. Ecco perché, Nausicaa, giovane mamma di Cosenza, in procinto di mettere al mondo il suo bambino, si appella al presidente della regione, Jole Santelli. Lo fa con una lettera aperta che ha pubblicato sul suo profilo social, e che pubblichiamo integralmente nella speranza che il presidente la legga e renda nuovamente possibile l’ingresso dei papà in sala parto.

Carissima Presidente Jole Santelli,

sono tra quelle donne che il #covid l’hanno vissuto in attesa. In attesa che passasse, in attesa di nuova vita.
Mentre da un giorno all’altro il mondo sembrava cambiare e non essere più lo stesso (anche se oggi pare ce ne siamo già dimenticati), siamo state discrete e silenziose, volutamente un po’ in disparte per allievare il peso della preoccupazione che cresceva insieme alle nostre pance. Perché diventare mamma in tempo di pandemia ha significato imparare a preservarci dall’ansia e dalle paure, oltre che dal pericolo, per poter coltivare uno spazio dentro di noi che fosse sereno e luminoso come ogni vita merita, in ogni tempo che ci capita.

Abbiamo rinunciato alle visite quando ci hanno detto che non erano necessarie e ci siamo precipitate in ospedale passando per tende e triage quando hanno detto che era necessario. Imparando a discernere il necessario dal non necessario, abbiamo anche reimparato a sentire, che tutto andava bene, in modo diverso. Perché la vita dentro ti parla se ti metti in ascolto.
Dopo aver immaginato per tutta la vita di trovarci a respirare mano nella mano con altre donne nei corsi preparto, ci siamo trovate sole di fronte uno schermo. E meno sole grazie a chi come mammachemamme ci ha sostenute. Dopo esser tornate dall’estero, cioè scappate da un paese che non tutelava i propri anziani dicendoci di abituarci a perderli, abbiamo affrontato isolamento e camminate sul balcone pur di tornare a casa, dove avremmo voluto poter rivendicare, con altrettanto orgoglio, anche la tutela della nascita, della maternità, della paternità.

A chi, rispetto alla preoccupazione che in molte regioni, compresa la nostra, sia ancora vietata la presenza dei papà in sala parto, nonostante il diritto ribadito dall’#OMS, nonostante tutte le petizioni firmate, mi dice “ce la farai lo stesso”, rispondo che non è certo questo il punto ma che quando nasce un bambino non nasce solo una mamma, ma anche un papà, e una famiglia. È questo il punto da cui ripartire. Dalla nuova vita che chiede di essere accolta, tutelata, rispettata.
Abbiamo riaperto estetiste e parrucchieri e possiamo andare al bar e al ristorante e prendere il cornetto e fare l’aperitivo, e potremo andare a messa in palestra al cinema e a teatro. Tutto giusto, se fatto nel rispetto dei nostri morti e con la cautela necessaria per i nostri vivi. Ma in un paese che riapre, chiediamo oggi di riaprire anche ai papà le sale parto per poter accogliere, insieme, il futuro che tutti stiamo aspettando.

Grazie!
Nausica