Niente cortei di trattori lungo la Statale 106 né blocchi stradali agli snodi della viabilità cittadina, ma una protesta rigorosa e determinata che ha trovato voce negli spazi del Centro Studi Calabrodental di via Enrico Fermi. A Crotone la Cia – Agricoltori Italiani si è riunita in un’assemblea plenaria carica di tensione dal titolo emblematico “Terra Calabra: Dignità, Sovranità, Futuro”, decretando ufficialmente lo stato di agitazione permanente di tutto il comparto agricolo calabrese.
Al centro del dibattito, guidato dal giornalista Salvatore Audia, la drammatica tenuta economica delle imprese agricole, strozzate dall’aumento dei costi di produzione e dai prezzi di conferimento all’origine abbondantemente inferiori alle spese sostenute per la coltivazione e la raccolta.
«Il crollo della tenuta economica delle aziende agricole rappresenta un grave pericolo per la tenuta di tutto l’impianto sociale italiano», ha avvertito con fermezza il Presidente nazionale della Cia, Cristiano Fini. «Dalla Calabria lanciamo un messaggio chiarissimo: la situazione è drammatica e senza precedenti. Gli agricoltori stanno lavorando al di sotto dei costi di produzione e questo non è più tollerabile. L’agricoltura deve rimanere il pilastro del Paese per l’economia, l’ambiente, la sovranità alimentare e la tenuta delle aree rurali».
Ai lavori ha preso parte una rappresentanza delle istituzioni locali, tra cui il Sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, e il Sindaco di Rocca di Neto, Salvatore Claudio Cosimo. Assente giustificato, per sopraggiunti impegni istituzionali, l’Assessore regionale all’Agricoltura, di cui era inizialmente prevista la partecipazione.
L’analisi dell’impatto sul territorio calabrese è stata tracciata da Nicodemo Podella, Presidente regionale della Cia Calabria, che ha focalizzato l’attenzione sulle filiere simbolo dell’economia locale, dalla cerealicoltura all’olivicoltura.
«In Calabria contiamo 180 mila ettari di uliveti capaci di esprimere un olio extravergine d’eccellenza, ma ci troviamo con le spalle al muro: pretendono di pagare il nostro prodotto tre euro in meno al chilo rispetto al costo reale di produzione», ha denunciato Podella. «Nel frattempo si continua a consentire l’ingresso sul mercato italiano di merci coltivate all’estero con sostanze chimiche e metodi che da noi sono fuorilegge da anni. Il rischio concreto è che le multinazionali stiano tentando una sorta di ‘golpe’ sul cibo: spingono i produttori ad abbandonare le terre per poi ririlevarle a prezzi stracciati e dettare le regole del mercato. Sta avvenendo una speculazione enorme, del tutto simile a quella del settore petrolifero».
Per bloccare l’emorragia di aziende e posti di lavoro, la Cia ha presentato una piattaforma rivendicativa articolata in tre punti programmatici:
Tracciabilità e verifiche nei porti: Obbligo tassativo dell’origine in etichetta per ogni prodotto alimentare e potenziamento immediato dei controlli al Porto di Gioia Tauro per stroncare le triangolazioni e il falso Made in Italy.
Prezzi minimi etici e contrasto alle pratiche sleali: Definizione di una soglia minima di vendita basata sulle rilevazioni dei costi reali dell’Ismea, sanzioni severe contro i contratti capestro e operatività di un Osservatorio regionale permanente.
Clausole di reciprocità europea: Stop all’importazione di prodotti agroalimentari extra-UE ottenuti senza il rispetto degli standard ambientali, sanitari ed etici applicati alle aziende italiane.
L’appello alle istituzioni: «Subito il credito d’imposta sul gasolio»
Sotto la lente dei dirigenti della Cia è finita anche la gestione dei prezzi dei carburanti agricoli e i rapporti con la Grande Distribuzione Organizzata (GDO).
«All’Europa chiediamo più attenzione verso chi coltiva la terra e meno vincoli burocratici», ha ribadito Fini. «Al Governo italiano chiediamo il ripristino immediato del credito d’imposta sul gasolio agricolo, strumento indispensabile per consentire le lavorazioni nei campi. All’industria e alla GDO diciamo chiaramente che non è accettabile che i colossi della distribuzione blindino i propri bilanci accumulando utili record mentre l’agricoltura va a picco. Senza un reddito dignitoso e garantito, gli agricoltori non potranno garantire né la tutela del territorio né il cibo per le famiglie italiane».
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