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Cgil, Cisl e Uil su emergenza rifiuti: “Non è un bel destino, essere profeti di sventura in patria”

Non è un bel destino, essere profeti di sventura in patria.
E non c’è soddisfazione nel dover constatare che, quanto paventato negli scorsi mesi riguardo alla gestione dei rifiuti nella nostra regione è diventato amara realtà.
Più volte abbiamo segnalato le criticità connesse al sistema di smaltimento integrato dei rifiuti in Calabria, reso debole dall’assenza di discariche pubbliche a servizio dei vari ATO, dall’inefficienza degli impianti di trattamento, dalla presenza di un solo termovalorizzatore per il recupero energetico dei rifiuti a servizio dell’intera regione che funziona a singhiozzo quando non funziona affatto, con l’aggravante di una raccolta differenziata mai sufficientemente decollata in tutto il
territorio regionale.
Più volte abbiamo manifestato la nostra preoccupazione in vista del passaggio di competenze dalla Regione agli ATO, consapevoli che il moltiplicarsi di interlocutori rispetto ad un soggetto unico avrebbe ampliato gli effetti della debolezza del sistema di smaltimento dei rifiuti, specie in considerazione del fatto che gli ATO sono enti fantasma, non dotati nemmeno della più elementare delle strutture (una stanza e una scrivania).
Non sono passati che pochi mesi, e siamo praticamente al collasso: non ci sono discariche pubbliche, ne sono stati individuati siti dove crearle, l’unico termovalorizzatore è fuori uso fino a novembre per cui non è possibile il recupero della frazione secca del rifiuto, la differenziata continua a non decollare.
Non solo. Se per le questioni esposte prima ci può essere l’attenuante del tempo necessario a risolverle (neanche quello a dire il vero, che di tempo le ATO ne hanno avuto, almeno tutto il 2019), nessuna giustificazione merita la mancata sottoscrizione dei contratti con le aziende che gestiscono gli impianti pubblici.
Mancata sottoscrizione che ha avuto come conseguenza il rallentamento dei conferimenti da parte dei gestori, con conseguenti disagi per i cittadini e per le aziende che effettuano la raccolta. Come al solito, paga l’utenza per l’inettitudine e l’inadeguatezza del burocrate di turno.
L’unica cosa che gli ATO finora sembrano in grado di saper fare è emanare proroghe per gli affidamenti dei servizi, e ordinanze per tamponare per qualche giorno le emergenze fino al presentarsi di quella successiva, in un infinito gioco delle tre carte che di fatto prosegue quello iniziato dal dipartimento Ambiente della Regione.
Gioco che però non puo più contare sulla discarica privata di Columbra che ha esaurito gli spazi a disposizione, e sulla cui vicenda sembrava aver messo un punto fermo l’attuale governatrice Santelli.
Nei giorni scorsi, infatti, aveva rifiutato di approvare la concessione di ulteriori spazi alla SOVRECO, pretendendo che si verificasse quali fossero state le ragioni per le quali le discariche pubbliche già in essere non erano ancora entrate in funzione. Inutile dire che tale presa di posizione aveva incontrato il nostro favore e plauso, finalmente forse qualcosa si muoveva nella direzione giusta.
E in effetti qualcosa si è mosso, con l’ordinanza 45 del 20 maggio viene ordinata la riapertura di una serie di discariche pubbliche, oltre che il conferimento di circa 300 tonnellate di rifiuto al giorno alla discarica privata di Celico (facente parte della holding di cui fa parte anche SOVRECO).
Peccato però che, dopo poche ore, sfruttando un arzigogolo giuridico per evitare imbarazzanti contraddizioni e riesumando una ordinanza della vecchia giunta regionale del settembre scorso, la Regione Calabria ha autorizzato l’ampliamento della discarica privata di Columbra e la stessa a ricevere gli scarti di lavorazione di tutti gli impianti calabresi e tutti i rifiuti che si sono accumulati in questi giorni di emergenza.
Tanto rumore per nulla dunque, la storia si ripete, Crotone è destinata, almeno nella testa dei nostri rappresentanti istituzionali, a rimanere la pattumiera della Calabria.
Giorni di blocco dei conferimenti e spazzatura rimasta per le strade cittadine, per tornare al punto di partenza: siamo ancora, di nuovo, in mano alle discariche private, abbiamo solo aggiunto carta e parole ad altre carte e parole che con tutta probabilità resteranno tali, almeno fino al verificarsi della prossima emergenza.
Noi non siamo però più tolleranti verso chi pensa di affondare la lama nei confronti di un territorio, quello Crotonese, già abbondantemente mortificato in termini ambientali per le note vicende relative alle bonifiche del sito industriale mai iniziate, dalle estrazioni del metano dal proprio sottosuolo e per essere stato destinatario del conferimento dei rifiuti di mezza Italia nelle precedenti emergenze. Stavolta staremo attenti e saremo pronti a mobilitare l’intera collettività a difesa dell’ambiente e del diritto alla salute delle popolazioni interessate. Invitiamo la Presidente Santelli a ritirare immediatamente il provvedimento in questione e a convocare immediatamente i livelli istituzionali interessati e tutte le parti sociali per un confronto operativo che porti il governo regionale a trovare soluzioni adeguate e condivise alla emergenza
che stiamo vivendo e, soprattutto, a non certificare che Crotone sia ufficialmente diventata la
pattumiera della Regione.

Enzo Scalese Luigi Tallarico Fabio Tomaino
CGIL AREA VASTA CISL MAGNA GRAECIA UIL Crotone