Attualità

Carabiniere ucciso: il presidente della Camera penale di Crotone interviene su benda a indagato americano

Riceviamo e pubblichiamo

Gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione di Trump, hanno ripristinato la pena di morte per i reati federali.
Non ci vorrà molto per assistere, di nuovo, ad un’esecuzione della pena capitale nel Paese dove
tutti i sogni si possono realizzare.
Questa notizia si è diffusa, in Italia, mentre la nostra attenzione era concentrata proprio su un cittadino statunitense, colui che ha confessato di aver ucciso il Carabiniere Mario Ciercello Rega.
L’Italia ripudia la pena di morte, ma non ha disdegnato, attraverso uno o alcuni dei suoi servitori, di utilizzare una benda per coprire gli occhi dell’indagato americano, che alla fine ha confessato il delitto.
Una benda. Quella stessa benda che nella mitologia greca copre gli occhi di Dike, dea della
Giustizia, che in una mano regge la spada e nell’altra la bilancia.
Solo se Dike si fascia gli occhi può agire con equità.
Ai suoi occhi, agli occhi della legge, tutti sono e devono essere uguali, e pertanto non occorre guardare nel volto la persona che verrà giudicata.
Oggi noi vorremmo indossare quella benda, per non vedere il trattamento degradante che è
stato riservato a quel cittadino americano, contrario alle più basilari regole investigative, ma
contrario soprattutto alla nostra eccelsa tradizione giuridica, che da Beccaria in poi ci distingue con orgoglio da Paesi forse più ricchi e danarosi, ma poveri rispetto alla nostra antica ed immensa civiltà del diritto.
Il diritto di essere indagato senza ricorrere a metodiche che, siamo certi, si pongono come atto
miserabile ma isolato, che non appartengono al nobile Corpo dell’Arma, che da secoli è il vanto
della nostra Italia.

Il Presidente della Camera Penale
Avv. Romualdo Truncè