Cronaca

Borghesia mafiosa e poteri deviati: Lectio Magistralis all’Università della Calabria del procuratore Facciolla

Sala gremita per il capo della procura di Castrovillari dott. Eugenio Facciolla, per una lectio magistralis tenutasi all’interno dei seminari del dipartimento di lingue e scienze dell’educazione.
A presentare il tutto il prof. Giancarlo Costabile, docente del corso di teoria e storia della pedagogia dell’antimafia, che all’interno della sua introduzione tende a sottolineare quanto sia utile, nel parlare dell’antimafia, rendersi autonomi creando un profilo culturale alternativo sostenendo che l’antimafia deve avere la forza, il coraggio e la capacità di saper rompere con il denaro pubblico affinchè possa essere privo di qualsiasi condizionamento e puro nel suo concetto primario, constatando che “l’antimafia unita deve avere un rapporto con la stampa educativo nel sociale”.
Emozionato dal riconoscimento che tramite il rettore Gino Mirocle Crisci gli studenti hanno voluto fargli, il procuratore si è lanciato in una lunga e appassionante relazione in cui ha messo a disposizione il suo sapere nei confronti degli studenti. Non potevano mancare infatti riferimenti al processo Aemilia che vede la sua fase conclusiva in questi giorni: la mafia si è diffusa in tutta Italia e adesso vive un periodo dove, pur facendo meno morti tra i pubblici ufficiali, conta ancora un sostegno e una struttura abbastanza ramificata. Descrive come la mafia può inserirsi all’interno dei luoghi non degradati, e di come ci sia ancora un errore di approccio nel perdere di vista la reale motivazione di fondo: i patti di potere, le alleanze con la società civile, l’avanzamento economico e culturale che la stessa criminalità organizzata oggi richiede. 
Fondamentale per il suo lavoro è identificare la presenza della criminalità organizzata intorno a noi perché la mafia negli anni ha assunto “connotati borghesi”: Soggetti insospettabili, bancari, funzionari, direttori, mondo delle professionalità.
Concludendo, invoca i ragazzi a cercare di superare la capacità mafiosa nel “vedere avanti”, aggrappandosi alle figure del passato come “Falcone e Borsellino spesso non considerati abbastanza da vivi”, esortandoli alla cultura unica dell’antimafia.
Davide Corigliano

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