La voglia di mettersi in proprio e di scommettere sul territorio spinge il mercato del lavoro calabrese. Tra il 2022 e il primo semestre del 2026, il popolo dei lavoratori autonomi nella regione è passato da 122mila a 148mila unità, mettendo a segno una crescita del +21,7%. Una spinta propulsiva che da sola ha generato oltre la metà dell’aumento occupazionale complessivo, portando il lavoro indipendente a rappresentare il 26% del totale degli occupati in Calabria, dato che supera sia la media del Mezzogiorno (24,2%) sia quella nazionale.
A scattare la fotografia del momento è il report “Il mercato del lavoro in Calabria: numeri e tendenze”, curato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e presentato nel corso della Convention Nazionale svoltasi a Reggio Calabria.
A confermare la dinamicità del comparto è anche l’apertura delle nuove partite IVA, aumentate del 6,8% a fronte di un modesto +0,4% registrato su scala nazionale. Oltre ai settori storici dell’agricoltura, del commercio e dell’artigianato, la spinta arriva soprattutto dai servizi ad alto contenuto professionale: il 13,8% dei nuovi avviamenti riguarda le attività scientifiche, tecniche e professionali, mentre il 10,8% interessa la sanità e l’assistenza.
In parallelo si registra un consolidamento del lavoro dipendente, caratterizzato da una progressiva stabilizzazione dei contratti: tra il 2022 e la prima metà del 2026 i rapporti a tempo indeterminato sono saliti del 14,5%, a fronte di un crollo del 20,7% per quelli a termine. Complessivamente, gli occupati regionali sono passati da 523mila a 570mila (+9%), un ritmo superiore a quello del Sud Italia (+8,3%) e dell’intera Penisola (+5,6%).
Sul fronte delle giovani generazioni emergono segnali di cauto ottimismo. La quota dei ragazzi tra i 15 e i 34 anni che non studiano e non lavorano (Neet) è scesa dal 32% al 24,3%. Contestualmente si registra una ripresa dei rientri dall’estero (+37,5%), anche se il saldo migratorio complessivo rimane in negativo a causa dei continui flussi in uscita.
La vera sorpresa del primo semestre 2026 riguarda però l’occupazione femminile: nei primi sei mesi dell’anno le donne occupate hanno registrato una crescita record del 6%, portando il dato complessivo dal 2022 ad oggi a sfiorare un incremento del 12%.
Nonostante le note positive, il quadro generale continua a mostrare divari strutturali importanti. Il tasso di occupazione in Calabria si ferma infatti al 47,5%, rimanendo inferiore di ben 16 punti percentuali rispetto alla media nazionale e confermando la regione, insieme alla Campania, in fondo alle classifiche per inserimento lavorativo e inattività femminile.
«Il balzo del lavoro autonomo in Calabria racconta un territorio che torna a investire sulle proprie capacità e a creare nuove opportunità, non solo nei settori più tradizionali ma anche in quelli a più alta specializzazione – ha evidenziato Rosario De Luca, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro –. I numeri dell’occupazione giovanile e femminile sono il segnale di un importante cambiamento in atto. Per consolidare questi trend è necessario continuare a investire sul territorio per creare ancora più opportunità e permettere a nuove generazioni di imprenditori e professionisti di puntare sulla propria regione».
Seguici anche sul nostro canale
Telegram




