Cronaca

Aemilia: Richiesta a sorpresa, Giglio chiede di essere sentito nel rito abbreviato

Giuseppe Giglio, ha chiesto di essere sentito dal giudice nel corso del processo per rito abbreviato “Aemilia” in fase di svolgimento presso la corte d’Appello di Bologna, nell’Aula Bachelet.
Una richiesta a sorpresa quella di Giglio che da poco si è affidato alla difesa di Luigi Li Gotti, ex sottosegretario, grande professionista che in passato ha difeso  collaboratori di giustizia del calibro di Tommaso Buscetta e Giovanni Brusca.
Secondo quanto sostenuto dallo stesso Li Gotti la decisione presa da Giglio di collaborare a processo in rito abbreviato non si era mai verificata.
Il legale giudica inoltre positivi e di valore i verbali sino ad oggi prodotti sulla base delle prime dichiarazioni fornite dal suo assistito.
Nelle dichiarazioni Giglio ricostruisce numerosi episodi che confermano l’impianto accusatorio e ciò può consentire di accedere all’attenuante prevista per la collaborazione.
Giuseppe Giglio, in carcere dallo scorso mese di gennaio ha sulle spalle una richiesta di condanna a 20 anni.
Se venisse ascoltato sostiene ancora Li Gotti, le sue dichiarazioni rafforzerebbero l’impianto accusatorio sostenuto dai PM Mescolini e Ronchi.
A Reggio Emilia  si è svolta ieri 4 aprile la seduta del consiglio comunale che ha fatto registrare un acceso dibattito tra il Pd e il M5S, i pentastellati hanno di fatto votato contro le spese per la realizzazione dell’aula bunker nel cortile del tribunale poiché sostengono devono essere coperte dallo Stato.
Dopo il voto e le accuse del PD i grillini attraverso Norberto Vaccari hanno dichiarato di aver fatto un errore di valutazione.
Vaccaro infatti si è assunto politicamente l’errore scusandosi con i cittadini, perchè il voto doveva essere favorevole da parte del M5S.
Vanno avanti le indagini per accertare chi abbia affisso lo scorso 26 marzo il cartello giallo contro il processo “Amelia”.
Si tratta di sette pagine, contenute in un cartello giallo con scritto in rosso “Appello a tutto il popolo italiano”.
Le pagine sono state individuate in una bacheca poco distante dal tribunale di Reggio Emilia, sede del procedimento contro la criminalità organizzata.
Sui fogli a quadretti, riempiti in un italiano stentato e sgrammaticato, ci sono riferimenti di vario tipo: dalla ‘ndrangheta, al terrorismo islamico.
Sostanzialmente si dice che i reggiani vogliono mandare via i calabresi perché adesso hanno stretto un patto con gli islamici.
Si fanno anche riferimenti al dirigente del carcere di Reggio Emilia, alcuni avvocati, assistenti sociali e un parroco.
A conclusione delle sette pagine c’è un’immagine di Cristo con scritto ‘Onore al nostro credo’. Il cartello è stato sequestrato dai Carabinieri per accertamenti. Informata la Procura Distrettuale Antimafia.
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