Cronaca

Aemilia: minacce a sindaco Reggio Emilia, due condanne

Con la pronuncia di due condanne a sei mesi ciascuno per minacce mafiose al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, la Corte di appello di Bologna ribalta la sentenza di assoluzione di primo grado per il detenuto Pasquale Brescia e per l’avvocato Luigi Antonio Comberiati. La seconda sezione penale ha infatti giudicato i due imputati responsabili del reato a loro contestato, con l’aggravante del metodo mafioso: erano accusati per una lettera indirizzata al primo cittadino e recapitata l’1 febbraio 2016 all’edizione reggiana del Resto del Carlino. La lettera, inviata dal carcere dove si trovava Brescia perché arrestato nell’inchiesta di ‘Ndrangheta Aemilia, per la Procura era un messaggio intimidatorio. Nello stesso processo, uno dei filoni secondari della maxi-inchiesta contro la criminalità organizzata calabrese infiltrata in Emilia, Brescia era stato condannato a cinque mesi e dieci giorni per un’altra imputazione.La Corte ha riconosciuto solo a Comberiati i benefici di legge. Poi ha rideterminato la pena anche per altri imputati in questo processo: per Giuseppe Giglio, imprenditore ritenuto uno degli organizzatori della cosca e poi divenuto un importante collaboratore di giustizia, è stata riconosciuta la continuazione con la condanna nel processo principale e decisa una pena complessiva di sette anni e sei mesi. Rispondeva in questo giudizio trasferimento fraudolento di valori, così come il fratello Giulio Giglio: anche per lui è stata riconosciuta la continuazione e decisa una pena complessiva di cinque anni. Ridotta, infine, da un anno e quattro mesi a un anno la condanna per Giovanni Giglio; per Pierino e Pasquale Vetere e Francesco Lerose, imputati per tentata estorsione e assolti da un capo di imputazione, la pena cala da tre anni a due anni e 600 euro di multa.”Faremo ricorso in Cassazione. Sono certo dell’innocenza di Comberiati”. Lo dice l’avvocato Gianluca Malavasi, difensore del legale condannato in appello a Bologna a sei mesi in un filone del processo Aemilia, dopo l’assoluzione in primo grado. (ANSA).