Cultura & Spettacolo

A Matera il vaso di Dionisio

Dopo quasi 90 anni, è tornato a Matera il vaso – che è stato custodito al museo archeologico di Reggio Calabria – del Dio della mitologia greca Dionisio per “brindare” a un restauro fatto di pazienza, maestria, con l’inserimento di un frammento, che invece era rimasto in Basilicata, del prezioso cratere in ceramica a figure rosse del V secolo Avanti Cristo. La presentazione, in prima assoluta, è avvenuta oggi al Museo archeologico nazionale “Domenico Ridola” in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2015. Il reperto venne rinvenuto nel 1927 nel territorio di Irsina (Matera) e poi trasferito a Reggio Calabria, sede competente del tempo della Soprintendenza di Basilicata e Calabria. A Matera, per tutto questo tempo, è stato esposto un frammento raffigurante un satiro, senza indicazione ma di indiscussa e pregevole fattura. Il cratere restaurato era un vaso simbolo del simposio, in cui era contenuto il vino consumato nei banchetti in onore di Dioniso presso le comunità greche e indigene della Magna Grecia. La ricostruzione della storia e delle vicende del vaso ritrovato e delle ricomposizione dei frammenti è stata raccontata da Angelo Bottini e Lucia Lecce che hanno eseguito uno studio sui vasi a figure rosse del Museo di Matera. Il reperto era stato restituito alcuni fa, grazie all’interessamento del soprintendente Antonio De Siena, insieme ad altre testimonianze della Basilicata contenute in casse conservate a Metaponto. I primi studi ricognitivi sul cratere risalgono al 1962 e si devono allo studioso australiano della ceramografia a figure rosse dell’Italia meridionale, Arthur Trendall (1909-1995), che pubblicò uno studio intitolato Early Lucanian Vases in the Museum of Reggio Calabria, dando notizia anche di un bellissimo ma incompleto cratere a campana da Irsina, in provincia di Matera, da lui attribuito ad un artigiano metapontino (detto il Pittore del Kalathiskos) degli inizi del IV secolo A. C.. Nel 1973, l’archeologo Felice Gino Lo Porto pubblicò una sistematica raccolta di materiali provenienti dai siti indigeni fra Bradano e Cavone. Nelle pagine dedicate ad Irsina era indicato anche un largo frammento di cratere a campana a figure rosse, inventariato come dono del 1965 di Michele Janora, appartenente ad una famiglia irsinese il cui esponente più illustre è l’omonimo studioso, morto in giovane età (1867-1910), a cui è oggi dedicato il museo civico della cittadina. Quel frammento esposto al museo Ridola risultò essere la parte mancante del vaso trovato nel 1927. Da qui il restauro del cratere (di cui non si conosce l’autore, ma sicuramente della scuola metapontina) che è stata curata dal personale del Museo, diretto da Anna Maria Patrone.