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VIDEO | Conferenza stampa su indagine Sacal: Corruzione, peculato, falso, concussione e abuso d’ufficio

Pubblicato il 11 aprile 2017 alle 14:24

Al centro dell’inchiesta l’attività della Sacal, la società che gestisce lo scalo calabrese. Tre gli arresti eseguiti. Ai domiciliari sono finiti il presidente della società aeroportuale, Massimo Colosimo; il direttore generale, Pierluigi Mancuso, e la responsabile dell’ufficio legale, Ester Michienzi. Altri provvedimenti restrittivi riguardano dirigenti e funzionari della Sacal. Le indagini sono state avviate nel 2015. La Guardia di Finanza e la Polizia, in diverse occasioni, hanno acquisito documenti necessari per le indagini. Sotto la lente d’ingrandimento della Procura lametina sono finiti assunzioni e appalti.
La Procura della Repubblica di Lamezia Terme ha anche chiesto la sospensione dai pubblici uffici nei confronti di altre 12 persone indagate nella loro qualita’ di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. Oltre quaranta le perquisizioni eseguite. Le indagini sono condotte dai sostituti procuratori Marta Agostini e Giulia Maria Scavello. Molte delle contestazioni mosse agli indagati riguardano presunte irregolarita’ nella gestione del progetto “Garanzia Giovani” finalizzato a inserire in un tirocinio retribuito alla Sacal persone, sottolineano gli inquirenti, “meritevoli rispondenti a precisi requisiti”. In particolare, secondo la Procura, sarebbero stati selezionati, anche su pressione di politici locali, solo amici e parenti degli indagati attraverso “interventi artificiosi sulle procedere di selezione previste dal bando pubblico”. Sarebbero anche emersi episodi di peculato da parte dei dirigenti della societa’ aeroportuale attraverso viaggi, pranzi e soggiorni per scopi personali, effettuati in strutture ricettive di lusso, con l’imputazione indebita dei relativi costi “spesso assai elevati”, al bilancio della stessa societa’ a partecipazione pubblica.
Ulteriori illeciti sarebbero emersi in relazione all’assegnazione di “consulenze fantasma” per decine di migliaia di euro e alla selezione di personale per incarichi interni “tutti lautamente retribuiti – secondo gli inquirenti – con soldi pubblici”, affidati in possesso di requisiti “inferiori” rispetto a quelli di concorrenti esclusi illegittimamente “ricorrendo ad atti falsi”. Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e ambientali.

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Redazione WeSud