Cronaca

Crotone: Traffico di reperti archeologici, tra i 12 arresti il Prof. Attianese (Fotogallery)

Venivano indirizzati direttamente sui posti in cui cercare e dove i reperti archeologici erano presenti i “tombaroli” arrestati questa mattina. Guarda il Video
E’ quanto emerso nel corso della conferenza stampa svoltasi questa mattina.
Dalle indagini emergerebbe che  a suggerire dove e come muoversi fosse il Prof. Pasquale Giuseppe Attianese, professore in pensione, autore di molti libri di numismatica
Anello di congiunzione con i tombaroli è stato definito dagli inquirenti.
Con Attianese è stato tratto in arresto un personaggio noto alle forze dell’ordine: Vincenzo Godano operaio di Isola Capo Rizzuto,l’uomo per gli investigatori risulterebbe essere il “capo” dei tombaroli.
Nell’operazione risultano essere implicati:
Verterame Carmine Francesco di Isola Capo Rizzuto, pregiudicato
Filoramo Francesco Salvatore di Isola Capo Rizzuto, pregiudicato
Filoramo Luca  nato a Crotone
Arena Francesco nato a Crotone
Per i quattro é scattato  il divieto di dimora
Obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria
Fabiano Pasquale nato a Crotone
Lettieri Giovanni Luigi nato a Crotone
Malena Raffaele nato a Cirò Marina (KR)
Palopoli Ernesto nato a Rossano (CS)
Rocca Salvatore nato a Cariati (CS)
Una struttura ben radicata sul territorio.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone e, in particolare, dal Procuratore dott. Giuseppe Capoccia e dal Sostituto dott.ssa Luisiana Di Vittorio, e condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, è stata originata nell’ottobre 2014, a seguito dei numerosi scavi clandestini rilevati in siti archeologici del crotonese. Conclusasi nell’ottobre 2015, ha consentito di identificare i componenti di un ramificato e ben strutturato sodalizio criminale, in grado di gestire tutte le fasi del traffico illecito di reperti archeologici.
Bersaglio prediletto dei “tombaroli” era il sito archeologico di “Capo Colonna”, uno dei luoghi simbolo della grecità d’occidente; tra i più famosi della Calabria ed uno dei santuari più importanti e meglio conosciuti della Magna Grecia.
Le fasi del traffico illecito, dallo scavo clandestino alla vendita dei reperti ai collezionisti, sono state accertate e documentate grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video e pedinamenti, arresti in flagranza di reato e sequestri.
Particolarmente efficace si è dimostrata la gestione dei reperti archeologici trafugati che, attraverso una fitta e collaudata rete di contatti, senza difficoltà venivano immessi sul mercato clandestino, garantendo lauti guadagni.
A capo del sodalizio un settantenne crotonese, Pasquale Giuseppe ATTIANESE, molto noto negli ambienti culturali e accademici per aver partecipato, quale relatore, a numerosi consessi e corsi di archeologica, ergendosi a paladino dell’archeologia crotoniate. Competente numismatico, autore di alcuni volumi sulla monetazione “Magno-Greca” calabrese e stimato perito anche in ambienti giudiziari, l’ATTIANESE è emerso dalle indagini, in realtà, quale persona avida e ben addentrata nel vasto mondo della ricerca clandestina di reperti archeologici. Grazie alle sue vaste conoscenze in materia, quale principale promotore del locale traffico illecito, indirizzava le squadre di tombaroli, traendone i frutti del saccheggio, verso le aree del crotonese non ancora indagate dall’archeologia ufficiale, incurante dei metodi di ricerca utilizzati.
Nel corso delle operazioni, a riscontro dell’attività investigativa, sono stati numerosi gli arresti in flagranza di reato effettuati nei confronti dei vari gruppi di tombaroli. I video girati nel corso delle investigazioni restituiscono immagini del sito archeologico di Capo Colonna, aggredito dagli impetuosi colpi di zappa e vanga inferti all’ombra della colonna superstite, con l’esclusivo intento, incurante del danno prodotto, di sottrarre quanto di più prezioso il sottosuolo ancora custodisce.
A capo delle squadre di “tombaroli”, un ventinovenne di Isola di Capo Rizzuto (KR), Vincenzo GODANO, soprannominato “l’archeologo”, che con scaltrezza e perizia indirizzava, guidava e coordinava i suoi uomini, addestrandoli all’uso di sofisticati e costosi metal-detector, capaci di rilevare la presenza di preziosi monili anche a elevate profondità.
Il principale ricettatore, a livello locale, è l’ ottantenne di Torretta di Crucoli (KR), anch’egli apparentemente paladino della tutela dei beni archeologici ma, in sostanza, “collezionista” senza scrupoli. La brama di oggetti storici lo ha portato, negli anni, ad accumulare quasi duemila reperti archeologici, che espone nel suo museo privato.
Le indagini hanno fornito elementi tali da ritenere illegittimo il possesso di una così ampia collezione, costituita da beni di notevole interesse storico.
Significativa si è dimostrata la collaborazione con cui la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza